la facile strumentalizzazione di un dramma familiare…

Un po’ di tempo fa, all’Ospedale San Paolo di Milano, nel corso di un’interruzione selettiva di gravidanza gemellare, è stato fatto un errore tecnico, «una fatalità» che ha subito scatenato, appena se ne è avuta notizia, la rivolta del mondo cattolico.
Non sorprende - e perché mai dovrebbe - che i soliti professionisti della mistificazione si siano buttati a capofitto sulla vicenda cercando di strumentalizzare il triste accaduto: siamo onesti, anche la propaganda laicista avrebbe agito allo stesso modo se, tanto per dirne una, un treno di fedeli diretto a Lourdes fosse deragliato.
E così, come squali eccitati dal sangue, corrono veloci a farsi intervistare il solito Volontè e la casta Binetti entrambi intenti a trasformare l’indignazione per un errore tecnico in una sponda ideale per reintrodurre il dibattito - mai del tutto assopitosi - sulla revisione della legge 194. A dar man forte al fronte dei mistificatori arriva, puntuale, l’intervento dell’Osservatore Romano che grida, indignato, il suo «non avete diritto». Un diritto che, a certe condizioni e in certe circostanze, invece, è bene ricordarlo, c’è perché - ed è la legge laica di questo Stato che lo stabilisce - è il bene della donna ad essere prioritario rispetto a quello dell’embrione. Diciamolo subito e senza remore: tutto quello a cui stiamo assistendo in queste ore è solo una grande strumentalizzazione. Lo scopo di questo attacco subdolo è evidentissimo: garantire all’embrione per legge – anzi, attraverso l’abrogazione di una legge già esistente – una priorità assoluta anche quando - ad esempio - questi è il frutto di uno stupro o, tanto per dirne un’altra, quando il progredire della gravidanza farebbe peggiorare un cancro nella mamma. Secondo questi pii benpensanti il dovere della madre è fare, sempre e comunque, ciò che esige l’embrione. Assecondare questa logica vuol dire, inevitabilmente, far saltare il vigente sistema delle condizioni e dei limiti (magari provando, com’è stato fatto per la fecondazione assistita, a limitare, dapprima, la diagnosi prenatale) giocando sull’emotività dei tristissimi fatti di cronaca e nascondendosi dietro all’ipocrisia delle parole. Usare la parola “eugenetica” (come ha fatto la senatrice Binetti) in maniera strumentale, per creare polemica, è un atto di vile condizionamento psicologico, strumentale e terroristico perché, diciamolo francamente, tutti gli aborti terapeutici sono eugenetici. Avere un bambino sano è un diritto sacrosanto, rivendicato dalle donne: un diritto di salute. Soprattutto poi, come in questo caso, quando la scelta, difficilissima, è fatta proprio per garantire (e favorire) la crescita all’altro bambino. Non ha senso - ed in questo concordo assolutamente con quanto scritto qui da Ivan - stare li a parlare cercando di giudicare o, peggio ancora, cercando di addossare la colpa al medico o ai genitori quasi come se si stesse parlando del delitto di Cogne: la scelta, dolorosissima, dei genitori di quei gemelli non può essere stata una scelta fatta a cuor leggero. Soprattutto perché, in un paese cattolico, scelte come queste - che cadono nella sfera del libero arbitrio - sono una prova dura sempre e comunque. Per chiunque.

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7 commenti

  1. Pubblicato 28 Agosto 2007 alle 09:18 | Permalink

    Son cose che lasciano molto da pensare e riflettere, come sempre hai esposto il concetto in modo esemplare Biagio.

  2. Pubblicato 28 Agosto 2007 alle 09:59 | Permalink

    Mi dispiace per la signora che ha perso entrambi i figli e come se non bastasse, si vede coinvolta in un dibattito come questo… Che noia con questa chiesa… Meno male -e forse è una delle sue cose “positive”- che Chávez (il presidente del Venezuela) spesso se ne frega delle opinioni della chiesa…

    Ps OT: ottimo articolo Biagio… Se deciderò di fare l’esame (l’argomento principale sarà l’attualità italiana) so già quale blog leggerò per prepararmi, il tuo!!!!!

  3. Pubblicato 28 Agosto 2007 alle 14:08 | Permalink

    mi fa piacere scoprire che di fronte a tanti argomenti non solo abbiamo idee comuni, ma nutriamo spesso anche analoga sensibilità sulle cose.

    ciao biagio

  4. Alfredo
    Pubblicato 28 Agosto 2007 alle 22:05 | Permalink

    ed è la legge laica di questo Stato che lo stabilisce - è il bene della donna ad essere prioritario rispetto a quello dell’embrione.

    Cosa altro c’è da aggiungere? niente , che la Chiesa risparmiasse energia per affrontare battaglie più sensate

  5. Pubblicato 29 Agosto 2007 alle 05:33 | Permalink

    Non riconoscere il diritto all’aborto significa che qualcuno – non importa se singolo, comunità o Stato – può diventare padrone del corpo di una persona e farne il proprio strumento, irrompendo violentemente nella sfera più intima dell’altro. Se l’aborto non è lecito, se si può impunemente trasformare una donna in un’incubatrice naturale contro la sua volontà (magari solo perché qualche superstizioso possa poi ricavare edificazione morale dalla contemplazione di bambini malati), tutto diventa possibile: estrarre il sangue o prelevare un rene con la forza, imporre a una coppia di avere il numero di figli che altri reputeranno conveniente, etc. Di fronte al ripetersi sempre più frequente di attacchi al diritto all’aborto sarebbe, veramente, il caso di lanciare un severo monito a tutti gli apprendisti stregoni che ci provano (e riprovano) con caparbietà: uno Stato che neghi o significativamente intralci l’autodeterminazione dei propri cittadini e che, in particolare, non riconosca la piena autodeterminazione di una donna sul proprio corpo e - soprattutto, direi - sulle proprie scelte di vita è uno Stato autoritario, che si rende autore di un’aggressione nei confronti dei propri cittadini. Uno Stato come questo, a mio avviso, è uno Stato illegittimo, contro il quale la resistenza – in qualsiasi forma (altro che sciopero del lotto) – diventa non solo ammissibile ma doverosa.

  6. Alfredo
    Pubblicato 29 Agosto 2007 alle 19:19 | Permalink

    estrarre il sangue o prelevare un rene con la forza, imporre a una coppia di avere il numero di figli che altri reputeranno conveniente, etc.

    Io non sono contrario all’aborto e penso che la decisione spetti alla donna in base alle proprie convinzioni morali, ideologiche o religiose o semplicemente in base a quello che “sente” ma credo che il paragone tra l’ aborto a cose come estrarre il sangue etc non regga, Biagio

  7. Pubblicato 30 Agosto 2007 alle 05:02 | Permalink

    il paragone tra l’ aborto a cose come estrarre il sangue etc non regga,

    Infatti, non li ho mica paragonati? ho detto semplicemente che “non riconoscere il diritto all’aborto…” implica che lo Stato “può diventare padrone del corpo di una persona e farne il proprio strumento”. La cosa è decisamente diversa.

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