riduciamo la spesa pubblica? no, la riqualifichiamo…

altan.jpg«Molti anni fa in California ci fu un referendum per tagliare le tasse. Ebbe successo. Il giorno dopo lo Stato licenziò poliziotti e dipendenti pubblici, e ridimensionò i servizi per ridurre la spesa di quanto si sarebbero ridotte le entrate». Così Padoa Schioppa intervistato da Sergio Rizzo per il Corriere. Il titolo dell’articolo strombazzava un «Prima i tagli di spesa, poi le tasse» ma in realtà si tratta dell’ennesima presa in giro visto che, leggendo l’intervista, si viene a sapere che il Dpef prevede ben 21 miliardi di nuove spese («Non è detto che i numeri siano quelli. La cifra riguarda impegni già assunti con misure che non sono scritte nelle leggi, ma anche semplici ipotesi. E faremo fronte a queste voci nella misura in cui troveremo le risorse riducendo la spesa pubblica» ) e che il ministro parla di tagli, ma solo per compensare i nuovi impegni («Niente nuove tasse, ma - si legge nell’articolo - i nuovi impegni compensati da tagli di spesa» ). Quindi ci pare di capire che, nella sostanza, non si tratta di tagliare la spesa pubblica ma di «riqualificarla» spostando risorse da una parte all’altra.
Sul fronte della riduzione delle tasse il ministro - lo abbiamo scritto all’inizio - agita lo spettro dei licenziamenti e della riduzione dei servizi pubblici (meno tasse ovvero meno servizi è l’equazione che pare prediligere il ministro dell’economia) quasi a volerci farci credere che tutto (dico tutto) il 50 per cento di Pil che lo Stato fagocita per autosostenersi sia indispensabile per fornire i servizi essenziali ai cittadini. Ma davvero c’è ancora qualcuno disposto a credere che uno Stato così vorace e paffuto non riuscirebbe ad assicurare, ai suoi cittadini, i servizi essenziali se dimagrisse di qualche chilo? La fortuna del libro di Gian Antonio Stella e dello stesso Rizzo l’ha ampiamente dimostrato: gli italiani, oramai, non sono più disposti a credere alla enorme bugia che le tasse servono a garantire i servizi. Quali servizi? La maggior parte dei soldi dei contribuenti se ne vanno nel mantenimento delle caste, delle corporazioni, delle clientele e per tenere in piedi l’intera struttura partitocratica: un fiume ininterrotto di soldi che olia un sistema sempre più bulimico, farraginoso e inefficiente.
Altro che licenziamenti e ridimensionamento dei servizi in seguito alla riduzione del gettito fiscale: perchè, mi domando, non si pensa a ridurre le tasse e, contestualmente, ad abbattere gli sprechi e la spesa pubblica? Così, tanto per provare a vedere cos’è che ne viene fuori…

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3 commenti

  1. Pubblicato 3 Settembre 2007 alle 06:38 | Permalink

    Perchè così facendo dovrebbero colpire se stessi e non gli altri.

  2. Pubblicato 3 Settembre 2007 alle 08:25 | Permalink

    [...]dovrebbero colpire se stessi

    Dici che non arriveranno mai ad avere comportamenti autolesionistici?

    Pare, comunque, che don Mastella da Ceppaloni abbia commentato la falsa notizia del taglio alla spesa pubblica con una frase semplice, ma densa di significati: “Senza soldi non si cantano le messe”. E poi, subito dopo aver sfoggiato il suo lessico clerical-democristiano, ha sentenziato: «Allora tagliamo il ministero della Giustizia, eliminiamolo… come fai a contrastare la criminalità senza risorse, senza mezzi?». Io mi chiedo, invece, come si fa a contrastare la criminalità con Mastella come Guardasigilli. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia…

  3. Pubblicato 4 Settembre 2007 alle 11:58 | Permalink

    Ma vogliamo parlare di tutti quegli euro che sempre il buon Clemente (ma perchè per dire messa, sono necessari i canti?)fa spendere allo Stato dal suo dicastero per il “supporto psicologico e religioso” ?
    Il buon Clemente sa bene che se dovessero stringere un pò la cinghia, la sua famiglia, che si sostenta con i soldi pubblici avrebbe dei seri problemi. Il figlio non fa il consulente, proprio per un ministero? Per carità, sarà pur bravo, ma penso che di avvocati in gamba, in giro per l’Italia, ce ne siano; o siamo sempre ale solite?

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