«Non solo lecito, ma doveroso» rivedere la legge 194: lo ha detto il card. Ruini ieri l’altro, a Frascati, dove ha tenuto una conferenza-catechesi per la Summer School della fondazione Magna Charta del senatore forzista Gaetano Quagliariello.
Il Cardinale, con il suo intervento, ha sparato una nuova e vigorosa bordata contro la 194 già, duramente, sotto attacco. Articolando meglio il suo pensiero, il vicario del Papa nella diocesi di Roma ha affermato che: «Per un credente sarebbe meglio che questa legge non ci fosse, ma c’è» e, poi ha subito aggiunto che «non c’è una situazione culturale e politica per la sua abrogazione».
La richiesta (anzi l’obbligo) di cambiare la legge (o, se volete, di sottoporre la legge ad un «tagliando» ) avviene in nome non già del magistero della Chiesa (per il quale «sarebbe meglio che questa legge non ci fosse» ) ma in nome della scienza perchè la materia «risente di una grande trasformazione - sono le parole del cardinale - che è prodotto del progresso medico e scientifico».
Ora, il fatto che una legge venga rivista (per verificarne, ad esempio, a distanza di qualche anno la sua applicabilità e gli eventuali difetti o insufficienze) di per se non è una cosa sbagliata. Il problema è che le parole del Cardinale (quel «doveroso» vuol dire che “si deve” cambiare la legge), almeno qui in Italia, suonano allarmanti e non già perché - almeno da parte mia - ci sia un’ostilità preconcetta nei confronti del cardinale Ruini ma perché quelle parole preannunciano l’intenzione del legislatore (il ministro Turco ha preannunciato, nelle settimane scorse, un atto d’indirizzo del suo ministero per «attualizzare» la legge) di andare ad intaccare, riducendoli, i diritti della donna che una volta incinta - è sempre bene ricordarlo - per il magistero non ha alternative essendo, appena il test di gravidanza è positivo, una incubatrice naturale anche se ingravidata dal suo stupratore o con un feto anencefalo.
Ma il cardinale Ruini, come al solito, va oltre e tratta i politici che curano gli interessi della Chiesa (che, a sentir il Cardinale, pare dover scendere a patti con la contingente «situazione culturale» ) nel Parlamento della Repubblica Italiana come semplici marionette: «nessuno è obbligato per legge - ha detto l’alto prelato- ad essere cattolico, però, se sono cattolico, devo accettare la logica cattolica, e cioè che ci sia un’autorità, che non è solo del Papa, ma che comunque ha un vertice nel Papa, che devo rispettare». Fanculo alla laicità e all’autonomia dello Stato: la Chiesa tollera (e quindi, almeno per ora, si accontenta di una revisione) che lo Stato Italiano, per il momento, abbia una maggioranza ostile ma appena ci sarà una «situazione culturale e politica» favorevole la legge sull’interruzione di gravidanza andrà radicalmente cambiata, manco a dirlo, con l’introduzione di misure capaci di ridurre il ricorso all’aborto. E poco importa al cardinale che l’applicazione di questa legge ha permesso, nel corso di questi lunghi trent’anni, di eliminare il problema degli aborti clandestini in Italia; poco importa se aumenteranno il numero delle gestanti che per abortire dovranno andare in qualche clinica all’estero: alla Chiesa interessa, per ora, indebolire e poi successivamente annientare la 194 (lo schiaffo dato dal referendum, evidentemente, brucia ancora). Tutto il resto conta poco.
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6 commenti
Discorso delicatissimo.
Per quanto io possa amare i bambini e tu lo sai Biagio, mi calo nei panni di una donna e … se a fronte di una violenza, di uno stupro … dovessi ritrovarmi, oltre che moralmente\psicologicamente\fisicamente ferita anche in stato di gravidanza … il sapere che quel bambino sarebbe il frutto di tanta violenza e che in lui ci saranno “anche” i geni della bestia … beh, credo proprio che interromperei la gravidanza senza pensarci minimamente.
In queste situazioni io sono PRO aborto.
Non lo sono per tutte quelle coppiettine di idioti che nonostante le 200.000 possibilita contraccettive, si ritrovano ancora a dover interrompere delle vite per 5 minuti di passione “non protetta”.
In questi casi invece mi incazzo.
Che ci sia un diritto non vuol dire essere obbligati ad usufruirne.
Chi non vuole abortire per motivi religiosi è libero di farlo con o senza il consenso della legge!
Il fatto poi che possa esserci qualcuno che per idiozia usa l’aborto al posto di metodi anticoncezionali non ha nulla a che vedere con l’esistenza o meno della legge che permette di abortire. Ha solamente a che vedere con l’idiozia di chi usa l’aborto in quel modo.
L’idiozia non si cura eliminando la legge sull’aborto ma con altri metodi: l’istruzione primo fra tutti.
Piccola nota: sulle prime mi ha colpito il livello di incazzatura dell’articolo ma poi, pensandoci bene, è un livello basso: l’unico modo per evitare che legittime pressioni di un gruppo si trasformino in modifiche ad una legge andando a togliere diritti e conquiste sudate è di indignarsi e incazzarsi ancora di più di così!
Riporto un pezzo di un botta e risposta che lessi un po’ di tempo fa su Slate tra Katha Pollitt e Saletan in cui, a mio avviso, è ben evidente di come (molto) lontano dalle mura vaticane l’aborto non sia visto come un «dramma», come un demonio da scacciare. Scrive la Pollitt:
Alberto: hai pefettamente ragione… è che a volte cerco di controllarmi (anche se non sempre ci riesco)
Non facciamo estremismi… non c’è bisogno di andare a finire alle gravidanze successive alle violenze sessuali o altro. Sappiamo tutti benissimo che la legge permette aborti omicidi. Già ve lo siete dimenticato il bambino vittima di una errata diagnosi sopravvissuto all’aborto e morto successivamente?
Quello cosa è se non omicidio?
La questione, Yoshi va trattata con cura e prudenza (e per questo mi sono beccato anche il rimprovero del caro Alberto), senza grottesche esasperazioni polemiche (che, credimi, ho cercato in tutti i modi di evitare).
No, non ce lo siamo dimenticato. E’ stato un errore (così com’è stato un errore l’ultimo caso che ha acceso, nuovamente, la miccia di questa vicenda), doloroso e drammatico. Purtroppo però - e su questo spero converrai - non c’è legge che possa sopprimere l’errore umano e certamente non è abrogando la 194 che si evitano questi errori. Sai quanti di questi dolorosi errori sono stati commessi, nel segreto di una stanza e senza un’adeguata assistenza sanitaria, con il prezzemolo e i ferri da calza?
Il discorso apparentemente complicato è invece semplice: non si può obbligare la donna ad un determinato comportamento legato a questioni etiche e morali, a mio parere ovviamente se fossi possibile evitare in tutti i modi l’aborto sarebbe una buona cosa, ma, si può discutere anche all’infinito, è la donna che deve scegliere SECONDO PROPRIA COSCIENZA.
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[...] lecita ma doverosa” una “interpretazione che aggiorni e migliori la legge 194». Per il vicario del Papa si tratta «d’altra parte di una legge di quasi 30 anni fa, che risente delle grandi [...]