I’ve got God’s shoulder to cry on, and I cry a lot.
Posted by Biagio - 09/09/07 at 10:09:58 am View blog reactions
Leggo, con calma, l’opinione del direttore Eugenio Scalfari nella sua rubrica “Il vetro soffiato” sull’Espresso di questa settimana e corro, divertito e incuriosito, a recuperare l’articolo del New York Time in cui Bush si confessa e dice: «I’ve got God’s shoulder to cry on, and I cry a lot». Un tantino preoccupato da questa lettura interrogo, sull’argomento, ancora il mio fido Google e, così, trovo anche un toccante articolo de il Giornale in cui un premuroso Alberto Pasolini Zanelli ci informava (era appena il 3 settembre), con dovizia di particolari, del pianto dell’«uomo più potente del mondo». Il ritratto che viene fuori dalla lettura di questi articoli è qualcosa che lascia senza parole e quasi verrebbe voglia di accompagnare, veramente, il presidente in qualche centro psichiatrico, in uno di quei reparti che si vedono in ER: evidentemente la sanità negli Stati Uniti deve proprio fare schifo (Michael Moore docet) se Condi non l’ha ancora fatto internare.
Dunque, Bush, si diceva, piange e soffre. Ma il suo pianto di dolore è talmente disperato e struggente che per consolarsi non gli basta - a differenza del suo predecessore - (la bocca di) una stagista; no, lui vuole di più. Ed è questo suo voler di più che, dal punto di vista teologico, è una vera e propria rivoluzione. Pensateci un memento: non è nuovo che la divinità cristiana sia immaginata come antropomorfa e persino materialista, ma nelle parole di Bush - al di là della metafora - c’è la postura che è fondamentale e fa la differenza. L’iconografia classica del penitente e di chi chiede conforto, infatti, è quella di un uomo sconfitto nell’anima che si prostra ai piedi della divinità. Bush no. A Dio lui piange sulla spalla e quindi quando non china il capo i due sono alla stessa altezza e, soprattutto, si guardano negli occhi: come due colleghi, insomma. Ma non solo: Bush e Dio sono così intimi e confidenziali (come due colleghi, appunto) - è sempre Pasolini Zanelli che ce lo dice - che alcune volte i due si sono parlati anche masticando un hamburger alla Casa Bianca. E qui ricorro alle parole di Scalfari: «questo in realtà è il guaio peggiore che possa capitarci». Dall’articolo, sinceramente, non si capisce bene se a masticar l’hamburger siano entrambi o solo uno dei due ma, metti il caso, che Bush, da solo, mentre mastica un BigMac parla anche con Dio… fossi io m’incacchirei non poco e, da dio, giustamente, scatenerei, come minimo, l’Apocalisse.
Insomma, caro Bush, anche per creanza e per buona educazione, la prossima volta -se non l’hai già fatto- al tuo collega offrigli un buon BigMac e cerca, soprattutto, di non parlare mentre mangi. Potresti rimanerci secco! (e con te anche tutti noi).
Bush, Dio, Apocalisse, BigMac, Casa Bianca, pianto, Eugenio Scalfari, New York Time, America
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E Berlusconi allora chi è ? un dio minore? No Biagio, per favore non togliermi un mito
Commento di Alfredo — 9 Settembre 2007 #
Sto skerzando ovViamente (non su Berlusconi, sul mito)
Commento di Alfredo — 9 Settembre 2007 #
[...] maratoneta da guinness dei primati, Bush (quello che va dicendo di parlare con Cristo, posandogli il capo sulla spalla), proprio alla vigilia della repressione tibetana, aveva tolto la Cina dalla lista dei paesi che [...]
Pingback di Diary » speriamo… — 25 Marzo 2008 #