Daily Archive for settembre 13th, 2007

passaggio statale…

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…ecco uno degli artefici della fortuna di Grillo. Sono i pessimi politici – come Mastella – che riempiono le piazze al comico genovese.

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il paradosso dell’antipolitica…

vday.jpgSui media s’infiamma, nuovamente, la polemica intorno a Grillo e al suo chiacchieratissimo V-Day. A protestare contro Grillo, ironia della sorte, questa volta non è la tanto sbeffeggiata casta politica ma un collega di Grillo, un comico (anche lui, come il santone di Genova, censuratissimo ed epuratissimo): Daniele Luttazzi. A tre giorni di distanza (una scelta dei tempi – si legge nel suo blog – non casuale, ben calcolata proprio per evitare «il rendez-vous immediato» ) dalla manifestazione di Grillo, il comico romagnolo critica, in maniera puntuale e circostanziata, il merito e la sostanza del V-day e lo fa con argomentazioni sensate e condivisibili ( «il suo disegno di legge popolare, fa acqua da tutte le parti» ) accusando il comico genovese – e qui non è il solo a pensarla in questo modo – di fare «populismo» e «demagogia».
Grillo, con la sua manifestazione di Sabato scorso, ha dato vita al consueto paradosso di chi dice di voler fare “antipolitica” («Il popolo della V-generation – si legge sul suo blog – è un’offesa vivente per i professionisti della politica. Un delitto di lesa maestà per molti giornalisti e intellettuali» ). In realtà – è questa l’idea che mi sono fatto – il suo è stato solo un riuscito rito liberatorio ( «E’ la valvola di sfogo – è sempre il comico genovese a parlare – di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare. Un momento di tregua per riflettere sul futuro di questo Paese» ) simile (anche se, chiaramente, privo di quella carica cruenta che caratterizzava i riti propiziatori del passato) a quelli che spingevano, in tempi remoti, certe tribù primitive ad uccidere lo sciamano che aveva sbagliato. Il comico ha semplicemente raccolto l’ondata di risentimento che c’è nel paese – e le vendite de “La Casta” di Rizzo e Stella erano li a dimostrarne, chiaramente, l’esistenza – mettendo a bollire in un unico calderone richieste e proposte dal sapore spiccatamente qualunquistico (e qui, ma anche qui ci sono abbondanti argomenti per dimostrare quello che sto affermando) e condendo il tutto con il più populista degli epiteti («Vaffanculo, satiricamente parlando, è – a dirlo è uno che di satira ne sa qualche cosa – roba da Bagaglino, non da Beppe Grillo» ). Prendersela in blocco con i parlamentari e con i loro privilegi, generalizzando, è, chiaramente, demagogia (e di quella spicciola), così come è demagogico e sciocco attaccare in blocco i partiti (arrivando a chiederne financo la chiusura) che – è bene sempre ricordarlo – hanno rappresentato, in passato, i tiranti di un paese molto diviso e spesso hanno garantito loro, in mancanza d’altro, una riconoscibilità nazionale.
Il guaio per Grillo – e non solo per lui – è che quando s’è consumato il rito liberatorio, l’antipolitica non conta più niente e, cosa ancora più grave, non porta, in concreto, da nessuna parte. L’antipolitica raccoglie un sintomo, lo interpreta, lo amplifica ma non ha nessuna terapia da proporre, ne tanto meno gli anticorpi per combattere il malanno. Anzi, paradossalmente, l’antipolitica dovrebbe trasformarsi in politica per poter agire. Ma – dice bene Luttazzi – in questo caso gli «spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici» e così nessuno dei sostenitori di Grillo «dovrebbe più pagare il biglietto d’ingresso». Ma questo, detto ad un genovese, è più di un’accusa. É una bestemmia.

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