Anche se in «stato vegetativo permanente», il paziente è pur sempre una «persona, con la sua dignità umana fondamentale». Così, ieri, si è espressa la Congregazione della Dottrina della Fede in risposta ad un quesito della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Una premessa, ovviamente, pienamente condivisibile (e come potremmo non condividere l’idea che un uomo, anche se in coma, è una persona da rispettare). Il problema però, come al solito, non è la premessa ma il passaggio logico successivo, quando gli illustri Vescovi affermano che: «sono dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali» (il corsivo è mio). Il rispetto dei Vescovi per la dignità della persona è talmente alto e incontestabile da indurli a stabilire un principio che nega all’ammalato il diritto di decidere. Le cure, dicono i Vescovi, sono dovute (che come affermazione ha ancora un vago sentore di non imposizione: se qualcosa è dovuto – come un tributo o un ringraziamento – fortunatamente non è necessario legare l’interessato per dargli quello che gli spetta di diritto) obbligatoriamente. Per il bene del paziente, ovviamente. Anche se questi (prima di scivolare nello stato vegetativo permanente, si intende) avesse predisposto di voler finire i suoi giorni diversamente.
Perché? ma come perché? l’idea sottostante è sempre la stessa: la vita è un dono. Cazzo non l’avete ancora capito? la vita è dono particolare che non potete riciclare né, tantomeno, potete buttarlo via o nasconderlo nel vostro ripostiglio di casa. L’unico vero vostro scopo (a cui dovreste conformarvi, ovviamente, il prima possibile) è quello di prolungare la vostra vita (biologica) il più possibile. Senza se e senza ma. Anche se non capite più un cazzo di niente e non avete più alcuna possibilità di migliorare. Rassegnatevi. Quelli del Sant’Uffizio - che sanno meglio di voi cosa è giusto e cosa sbagliato - vi dicono che dovete rassegnarvi (perché tutto questo vi è dovuto) ad essere nutriti e idratati artificialmente («la somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali, rappresenta sempre un mezzo naturale di conservazione della vita e non un trattamento terapeutico… Il suo uso - concludono i Vescovi del Sant’Uffizio - sarà quindi da considerarsi ordinario e proporzionato, anche quando lo stato vegetativo si prolunghi» ): il vostro parere, cari miei, non conta. Fine della discussione. Anzi, fatemi la cortesia, non la cominciamo proprio questa cazzo di discussione. La Verità (quella infusa e diffusa dal Sant’Uffizio) non si discute. Amen.
Bioetica, Eutanasia, Papa, Chiesa, Vescovi, Congregazione della Dottrina della Fede










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8 commenti
La tua frase conclusiva è corretta: la Verità non si discute.
Certo, vale per un credente praticante.
Per chi ha deciso di affidare la gestione dei propri valori morali a qualcuno di diverso dalla propria coscienza c’è l’obbligo di adeguarsi: è assurdo abdicare dal diritto di scegliere per se e poi lamentarsi se quello che viene scelto non piace.
Se fossi in te punterei soprattutto sul fatto che bisogna lasciar libere le persone di far scegliere per se altri, come anche bisogna lasciar libero chi ha deciso di usare la propria testa per decidere di poterlo fare.
Vuoi vegetare in eterno perché te lo dice la chiesa: libero di farlo.
Non ti va perché la pensi diversamente? Lasciami libero anche in questo caso di decidere!
Il libero arbitrio è uno dei concetti base della religione cattolica.
Ogni essere umano, in certi limini fisico spaziali, ha il potere di decidere.
Ma se si leggono i testi sacri si noterà come pure questo è un dono di Dio.
L’uomo non è libero in quanto tale, ma lo è perchè Dio gli permette di fare quello che vuole. Come tale, il libero arbitrio non è potere decisionale, ma ago della bilancia fra buoni e cattivi.
“Sei libero di fare quello che vuoi, ma dato che lo sei perchè Dio ha deciso così, comportati seguendo i suoi dogmi o lui ti punirà”
Io da sempre considero questa la base della dottrina cattolica. Una finta libertà. Un ricatto continuo di rispetto di regole conseguenti a doni divini. Il problema è che i doni possono essere divini, ma le regole (i dogmi) sono molto terreni.
Dotta disquisizione Davidonzo ma fortunatamente per me il problema non si pone.
Io vado a monte della questione: non aderisco ad un credo altrui ma ne ho uno mio quindi tutte queste problematiche sono esclusivamente per chi delega ad altri la propria morale
io ho letto la questione in termini diversi
http://www.giowind.eu/2007/09/15/alimentazione-e-idratazione-artificiali/
Ad Alberto
Alberto, il fatto è : ma chi di noi può stabilire la Verità? nessuno e dico nessuno, tanomeno i nostri “cari” vescovi.Cito una frase di uno ritenuto “saggio”:
Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una “fede”. La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri. Jiddu Krishnamurti
A Davidonzo:
Questa è solo una delle infinite interpretazioni.
Di fondo c’è la (grossa) contraddizione della posizione della Chiesa nei riguardi del testamento biologico. Come ho scritto in un commento a giowind sul suo blog penso che, quando possibile, sia doveroso rispettare la volontà dell’ammalato. La soluzione non è di vietare sempre il distacco di un macchinario. L’ammalato in stato vegetativo, in attesa del recupero o della fine naturale, ha diritto ad una assistenza sanitaria di base (nutrizione, idratazione, igiene, riscaldamento, ecc.), ed alla prevenzione delle complicazioni legate all’allettamento se - e soltanto se - quest’asistenza è voluta dall’ammalato stesso (o comunque è compatibile con le sue scelte). Vorrei che il principio guida fosse la libera volontà delle persone e non l’obbligo morale (”sono perciò dovute…”) di agire a prescindere dalla volontà del paziente.
@ Biagio: ma è proprio l’obbligo morale che esclude la volontà del soggetto.
Proprio partendo dal presupposto del “libero arbitrio” se sono in stato vegetativo ed ho lasciato prima disposizioni di staccare la macchina, chi dovrà materialmente farlo intercorrà in quel “dovere morale superiore” di infischiarsene del mio libero arbitrio per adeguare il suo ai dogmi papali.
La chiesa condanna l’eutanasia, ma se ci fai caso non si rivolge mai a chi è in stato di coma irreversibile. Non dice mai alla gente “se diventi un vegetale non devi morire altrimenti pecchi”.
Si rivolge sempre ai possibili esecutori materiali. Prevalicando in questo modo l’interesse di poter decidere del proprio destino del malato.
Prendendo spunto da davidonzo , premettendo che anch’io vorrei che il principio guida fosse la libera volontà delle persone
aggiungo:
Ipotizziamoche lascio delle disposizioni in cui dico ad un amico, un parente o chicchesia , che nel caso dovessi essere in uno stato vegetativo, ho volontà che mi sia staccata la spina (o mi sia interrotto il nutrimento)e faccio presente all’amico di questa mia volontà quando sono ancora in vita , bello sano e forte, e l’amico accetta di porre in atto questa mia volontà; poi al momento che si verificasse questa situazione, l’amico che prima ha accettato ora per un fatto di coscienza personale,e secondo PROPRIA VOLONTA’, e non a causa di influenze morali(cattoliche e non) non accetti di praticarmi questa forma di “eutanasia” come si risolve eticamente la questione?
E’ vero che la volontà del malato va rispettata , ma in quel momento va rispettata anche la volontà dell’ amico “esecutore”