Il volo di Stato con cui Rutelli è andato al Gp di Monza (quello dove, per intenderci, c’era anche quello scroccone di Clemente da Ceppaloni) ha fatto una prima vittima. Il caduto, con onore, sul campo di battaglia si chiama Riccardo Capecchi, classe 1965 ed è un ex (oramai) collaboratore della presidenza del Consiglio.
Ad una settimana di distanza dalla pubblicazione delle foto sul settimanale l’Espresso, il dott. Capecchi riconosciutosi in uno di quei scatti pubblicati anche sul sito di Dagospia, non ha perso tempo ed ha subito preso carta e penna per annunciare le sue «dimissioni irrevocabili». «Credo che nella vita si debba essere conseguenti – scrive Capecchi a D’Agostino – e che i comportamenti individuali anche del più piccolo collaboratore, quale io sono, non debbano in alcun modo inficiare ruoli ed istituzioni, esse sì importanti e prestigiose».
Il presidente Prodi, di fronte ad un tale esempio di rara sensibilità istituzionale, avrebbe potuto o nominarlo subito Guardasigilli, per il suo alto senso dello Stato, o togliergli la nazionalità italiana per acclarata estraneità alla cultura politica di questo Paese. Ha scelto la terza opzione: accettare le dimissioni. Un po’ dispiace.
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Un corpo di bersaglieri comandati dal generale Cadorna entrò a Roma attraverso una breccia aperta nelle mura della città all’altezza di Porta Pia senza trovare alcuna resistenza. Il Pontefice, Pio IX , rassegnato ma comunque ostile e non disposto alla conciliazione, rifiutò ogni rapporto con il regime e si chiuse in Vaticano. Era il 20 settembre del 1870.
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