…la colpa non è certamente di Grillo

grillo.jpgLa sensazione - che, in più riprese, ho ribadito nei miei ultimi post - è, oramai, una certezza. La forza (politica) di Grillo e del suo movimento è tutta colpa di questa classe politica che, per coerenza, andrebbe definita «kamikaze»: riuscire ad alimentare con costanza, giorno per giorno, l’ostilità del Paese è un atto masochistico di inaudita efficacia che solo un kamikaze sa come metter in atto.
Mentre l’antipolitica avanza e domina la scena nessuno dei nostri rappresentanti politici prova, per controbilanciare quest’insurrezione viscerale, ad avanzare delle proposte concrete per arginare il fenomeno. Quotidianamente - è questa la mia sensazione - si provano a lanciare dall’altra parte della barricata soltanto dei flebili squittii, delle risposte deboli, inefficienti e (purtroppo anche) arroganti che dimostrano soltanto l’incapacità dei partiti (e di tutta la classe politica di questo Paese) di fronteggiare questo senso di ribellione e di disperazione, quest’onda anomala che, ben presto, inevitabilmente (se si va avanti così ) travolgerà tutto e tutti.
Prendiamo il caso Rai. Ieri chi, come me, ha avuto la sventura di ascoltare la diretta dal Senato su Radio Radicale ha potuto percepire - ancora una volta - un livello di scontro tra i Senatori di questa Repubblica indecoroso e risibile (per fortuna la seduta non è stata trasmessa in diretta Tv come l’altra volta): uno spettacolo vergognoso. Al di là di chi abbia torto o ragione - non voglio estendere, assolutamente, l’analisi alle questioni di merito - quello che si percepisce in questo caso particolare è molto semplice da spiegare: il Parlamento vuole esercitare il suo veto contro questo Consiglio di amministrazione della Rai affinchè non siano fatte nuove nomine. Il Parlamento opera quest’intimidazione perché si tratta di un Consiglio figlio di una legge in via di estinzione (la Gasparri) e soprattutto nato in seno alla vecchia maggioranza targata centro destra. Ma siccome qui non siamo una massa di cretini capiamo pure che la ragione vera dell’intimidazione è tutt’altra: niente nomine oggi perché le vogliamo fare noi domani. Ma - per la serie “parlare bene e razzolare male” - non si era detto che «il vero male di cui la Rai ha sofferto negli anni e ancora soffre è un rapporto con il potere politico - a parlare non è l’ultimo dei ministri di questo Governo, ma è il prof. Tommaso Padoa Schippa, ministro dell’Economia - che ne indebolisce la funzione civile, che limita la validità culturale e che la fa soffrire come impresa che opera nel mercato»? Mha! Se non è una presa per il culo questa, un’atteggiamento che attira i “vaffanculo” come le api sul miele (o, se volete, come le mosche sulla merda) ditemi voi cos’è.
Ma non finisce mica qui. Prendiamo il caso del viceministro dell’Economia Visco: il caso - che lo vede contrapposto al generale Speciale - è stato archiviato dalla Procura di Roma. Purtroppo per Visco, da tutta questa vicenda la sua credibilità non ne esce affatto bene. Il pm ha chiesto si l’archiviazione del processo, ma ha precisato che «è stato un comportamento illegittimo ma non illecito»: non sussistono, in pratica, elementi sufficienti per rinviare Visco a giudizio anche se sulla vicenda «rimane ancora oscuro il motivo per cui era [Visco, ndr] interessato al trasferimento di quattro ufficiali» che, guarda caso, indagavano sul caso Unipol. Anche qui è ancora una volta la politica che cerca di farsi del male da sola, buttando benzina sul fuoco ardente e vigoroso dell’antipolitica.
E visto che siamo in tema Unipol, vogliamo parlare anche del caso politico-giudiziario di D’Alema? Pare che procura di Milano abbia sbagliato a chiedere l’autorizzazione al Parlamento Italiano e non a quello europeo. «Abbiamo rilevato - spiega Carlo Giovanardi, presidente della Giunta per le autorizzazioni - che l’onorevole D’Alema all’epoca delle intercettazioni, nel luglio del 2005, non era un parlamentare italiano, ma europeo». Chiaramente la colpa non è di D’Alema se il giudice Forleo ha sbagliato. Però se D’Alema risolvesse i suoi guai giudiziari in questo modo, sinceramente, non farebbe un favore a se stesso e la sua immagine politica - già tristemente ammaccata dalle intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali - andrebbe veramente in disfacimento. La morale che se ne ricava da questa storia - o almeno così io la interpreto - è sempre la stessa: i potenti se la cavano grazie a cavilli, trucchi, errori procedurali e quant’altro.
Potremmo andare avanti e citarne altri di casi (l’ultimo, in ordine di tempo, riguarda, ad esempio, la guida spericolata e contromano in autostrada di Burlando finita senza multa perché l’infrazione era stata commessa da un deputato) ma preferiamo fermarci perché finiremmo sempre per concludere che se non si prova, con dignità e fermezza, a dare delle risposte serie ed efficaci non serviranno a nulla gli allarmi sulla crisi della politica, le analisi dotte e le lettere di Fassino ai presidenti di Camera e Senato per chiedere di bloccare gli aumenti delle indennità dei parlamentari (circa 200 euro mensili). La “casta” parlamentare e politica si allontana sempre di più dal Paese reale e la colpa non è certamente di Grillo.

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7 commenti

  1. anonimo
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 12:00 | Permalink

    Come, come, come, come?
    Burlando non ha pagato la multa perchè deputato?
    Io sono un blogger e ne ho appena presa una da 160 Euro e pagata.
    Vedi che alla fine basta fare un partito?
    Ok, allora facciamo il partito dei blogger e ci becchiamo qualche privilegio

    Caro Biagio, sono molto lontani, ormai a distanze siderali. E più si allontanano più il popolo di Grillo si ingrossa!

  2. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 12:18 | Permalink

    Sono completamente daccordo con te. Il problema comunque non rimane la politica e l’antipolitica, in quanto in altri paesi “civili” e non del terzo mondo come noi, funziona benissimo.
    Più che altro quello da eliminare sarebbero le persone che fanno politica. Si arrogano diritti e ingerenze da veri dittatori.
    Questo oramai è diventanto una situazione insostenibile dove basta che un populista apri la bocca, per gridare al Santo Subito.
    Io sono di Torre del Greco e di populisti nella nostra politica, c’è ne sono a bizzeffe il problema vero che questa gente viene eletta ma sono fondamentalmente ignoranti, non capiscono una bene emerita mazza e creano soltanto disagi e caos nella governabilità della città. Guarda solo qualche statistica sul grado di alfabetizzazione della mia città e guarda quanti di questi analfabeti strutturali siano in posizione di potere. La mia reale paura è che questa situazione si ripercuota anche in Italia.

  3. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 12:59 | Permalink

    Dateci dentro, ragazzi. Il “nemico” ci ascolta…

    senato

  4. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 13:38 | Permalink

    Lucida e attenta analisi degna di uno grande commentatore della politica, nonostante questo elogio non esaltarti.
    Anche se ti leggono dal Senato non faranno la benché minima piega.
    L’unico modo per cambiare qualcosa è fare ciascuno il proprio dovere quando si è chiamati a votare.

  5. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:11 | Permalink

    nonostante questo elogio non esaltarti.

    figurati, Alberto. Sono altre le cose (per mia fortuna) che mi esaltano.

    [...]è fare ciascuno il proprio dovere quando si è chiamati a votare.

    Non posso che condividere e quotare in toto il tuo pensiero.

  6. Alfredo
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 15:58 | Permalink

    Azz Biagio! sei un sorvegliato speciale!

  7. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 18:39 | Permalink

    Infatti il problema non è la politica in sé. Il problema sono proprio QUESTI politici e QUESTO sistema (inteso come partitocrazia, ossia macchina spremi-divora-soldi). Sono proprio loro l’antipolitica. Chi parla di ‘mani pulite’ come esempio di vicenda emblematica che consentì la distruzione dei partiti, afferma che il ‘dopo’ Di Pietro fu Berlusca. Però dimentica un particolare: quella volta, i partiti furono distrutti ma i politici (se escludiamo il capro espiatorio Bettino Craxi e pochi altri) RIMASERO. Dire poi che il malcontento consenta la nascita di personaggi come il Berlusca è un’eresia: io non l’ho votato. Molti non lo hanno votato. Basta usare la testa e non farsi abbindolare da - quelle si che furono demagogia e populismo - promesse impossibili come: ‘meno tasse, un milione di posti di lavoro, opere pubbliche a destra e a manca etc’. Meno tasse e più spese: si ma con quali soldi, mi chiedevo durante la sua campagna elettorale? Basta ragionare. Non fu colpa di mani pulite. QUESTO sistema di partiti poi, è perverso: difficile per chi ne entra con tutti i buoni propositi, riuscire a combinare qualcosa di buono. Tanto per fare un esempio, c’è gente che viene espulsa dal partito perché denuncia delle ruberie. Di Pietro presenta disegni di legge che non vengono neanche messi in discussione. No, non deve essere possibile ciò. Io in questo sistema ci metto dentro anche i giornali (servi della politica), i sindacati (il caso FIOM-CGIL è emblematico) e le associazioni di consumatori (vedi il caso D’Ambra-ricariche telefoniche). La riforma elettorale tirata fuori dal cilindro berlusconiano di fine legislatura poi, ha fatto degenerare all’inverosimile questo sistema. Una intera coalizione che vota una riforma elettorale simile (che di fatto rende il Paese ingovernabile, una ‘porcheria’ a detta dello stesso Calderoli) ti fa capire che a loro degli italiani non frega una ceppa. Anche perché hanno ignorato il risultato del referendum del ‘93. Lo hanno messo sotto i piedi! Non è arroganza questa? A loro fregava solo di impedire alla sinistra di governare per poter tornare alle care poltrone. E infatti. Ma chi ha votato il Berlusca, mi domando io, come diavolo fa a non vedere queste oscenità? Questo mi fa incazzare più di tutto. Quella è antipolitica. Io ci speravo in questa ’sinistra’. Ma ormai…

    si provano a lanciare dall’altra parte della barricata soltanto dei flebili squittii, delle risposte deboli, inefficienti e (purtroppo anche) arroganti che dimostrano soltanto l’incapacità dei partiti (e di tutta la classe politica di questo Paese) di fronteggiare questo senso di ribellione e di disperazione

    Non è solo una tua sensazione. E’ proprio così. Quoto al 100%.

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