…risposte rapide e decise. Non solo in politica estera.

afghanistan.jpgSi sono, purtroppo, aggravate le condizioni del militare italiano ferito gravemente nel blitz italo-inglese che nella notte tra domenica e lunedì ha liberato i due agenti del Sisimi rapiti in Afghanistan. Eppure, benché questa notizia dell’ultima ora offuschi il risultato militare ottenuto, mi pare giusto osservare che la determinazione utilizzata, l’energia e la rapidità dell’azione di governo ha rappresentato un esempio - al di là dell’esito finale che resta, per ora, positivo - di come si possa reagire con prontezza e senza mediazioni al ribasso anche su quadranti internazionali politicamente molto rilevanti e scivolosi. Non solo. Oltre al risultato militare, l’azione decisa di ieri, ha fatto intascare al Governo anche una vittoria politica - sul versante interno - molto importante. Prodi è riuscito, infatti, ad isolare Diliberto nella maggioranza e a far passare - ed è la prima volta che accade su questo terreno - la soluzione militare invece che quella del negoziato.
Quando ancora le notizie erano confuse e non s’era ancora diradata la polvere delle esplosioni, le dichiarazioni di Diliberto irrompevano nella scena politica italiana per ribadire il ritiro immediato dall’Afghanistan. Nei primi momenti era sembrato che il rapimento dei militari avrebbe dato luogo a una lunga, estenuante trattativa con una banda di predoni ma, non appena s’è aperta una finestra di opportunità, ha prevalso la decisione e la fermezza dell’azione militare (Parisi e D’Alema si sono assunti la responsabilità non facile di agire) che non ha concesso al “partito della trattativa” nemmeno il tempo di organizzarsi. Il successo ha unito il parlamento e per un giorno, finalmente, ha prevalso il senso di solidarietà nazionale.
diliberto.jpgCosì Diliberto è rimasto solo con la sua richiesta di ritiro immediato. Le sue dichiarazioni erano sembrate così poco opportune - nei tempi, intendo - che, giustamente, Michele Serra stamani su la Repubblica ha scritto «l’effetto è quello - non piacevole - di certe vecchie zie che, al capezzale dell’incidentato, lo sgridano perché guidava troppo velocemente. Anche se fosse vero (e spesso lo é ), in quei frangenti non si desidera essere sgridati, semmai si vorrebbe essere rassicurati sull’esito delle suturazioni». E come dargli torto.
Ieri anche Rifondazione e Mussi hanno preso le distanze dal leader del Pdci tant’è che Prodi ha potuto annunciare, senza troppi intoppi e indugi, che «la missione in Afghanistan continua».
Con tutta probabilità Diliberto ha giocato - cercando di anticipare, nei tempi, tutti gli altri - la sua partita all’interno della sinistra radicale, forse con l’obiettivo di trafugare un po’ di voti a Rifondazione e ai Verdi. Fatto sta che l’azione militare ha sparigliato le carte, ha scompigliato i suoi piani mostrando, finalmente, quanto il peso della sinistra radicale sia, troppo spesso, sopravvalutato. Un governo più deciso con una leadership determinata sarebbe in grado di non farsi troppo condizionare da certi estremismi.
Il risultato ottenuto è, senza dubbio alcuno, un segnale positivo, magari piccolo e intorno al quale forse non vale la pena nemmeno di stare qui a coltivare soverchie illusioni ma se - com’è stato dimostrato ieri - decidere paga sarebbe il caso di provarci, con la stessa fermezza, anche in politica interna. Non solo in quella estera. Hai visto mai…

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2 commenti

  1. Pubblicato 25 Settembre 2007 alle 17:39 | Permalink

    corretta interpretazione dei fatti biagio.

  2. Pubblicato 25 Settembre 2007 alle 20:48 | Permalink

    Diliberto è uno dei politici che stimo di meno. Sempre inopportuno, fuori tempo e con idea fuori dal tempo.

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