Daily Archive for settembre 27th, 2007

a red shirt on Friday…

In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!

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Segnalo l’iniziativa, ripresa da la Repubblica, per domani di indossare una maglietta o un nastro rosso in sostegno della Birmania. Inoltre poichè i ragazzi di Rangoon chiedono non tanto di protestare davanti alle ambasciate del Myanmar (che, in poche parole, se ne fregano delle proteste) ma bensì di far sentire la propria voce sulle sedi diplomatiche cinesi (visto che Pechino ha in mano le redini della faccenda), volevo segnalarvi l’indirizzo e i recapiti dell’ambasciatore Cinese, Dong Jinyi, a Roma.
L’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma si trova in Via Bruxelles, 56 – telefono: 06-8413458 – fax: 06-85352891, sito web http://it.chineseembassy.org/ita/. L’email dell’ambasciatore è chinaemb_it@mfa.gov.cn.

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Clemente venduto dai fratelli…

mastella.jpgUn sondaggio pubblicato ieri dal “Corriere della Sera” metteva in luce come il centro-sinistra sia stato assai indebolito, anche in termini elettorali, dal cosiddetto “effetto Grillo”. Perde, secondo il sondaggio, il Partito democratico (ora al 26.2%) così come tutte le forze della sinistra: un disastro rispetto alle previsioni e alle ambizioni del neo progetto politico. La cosa che sorprende ancor di più (e che ben viene sottolineata dal sondaggio) è il fatto che la forbice fra i due poli si è ulteriormente allargata a favore della destra senza che – è bene precisarlo – questa abbia fatto nulla per meritarsi tale vantaggio.
«Un tempo la rabbia – disse l’altra sera a Ballarò Rosy Bindi – era contro i corrotti, oggi è verso la politica». Un modo semplice ed efficace per definire bene l’ondata di antipolitica che sta scuotendo i palazzi del potere e tiene sotto tiro soprattutto il centro sinistra. A conti fatti mi pare che quanto sta accadendo sotto la spinta del grillismo non abbia preso, affatto, una bella piega; soprattutto perchè, la logica vorrebbe, che al malcontento generale si rispondesse con una serie di scelte oculate e coraggiose (magari anche demagogiche). Invece, a quanto pare, la strategia che si è voluti adottare nel centro-sinistra è stata quella di offrire un bel agnello sacrificale (di quelli grossi) da far spolpare ben ben per placare il senso di disgusto e di rigetto verso la politica che serpeggia tra la gente. Un nemico tutto interno su cui scaricare la merda che dalla Piazza arriva direttamente nei Palazzi del potere. Mastella, a quanto pare, è stato scelto, suo malgrado, per questo sacrificio estremo. A sentir lui – e vi consiglio di leggere tutto d’un fiato l’intervista pubblicata da il Giornale a firma di Luca Telese – si sta ordendo alle sue spalle una campagna diffamatoria senza precedenti: «non farò la fine di Craxi o di Marco Biagi» ha detto da Floris l’altra sera. Ora, non c’è dubbio, che il Guardasigilli abbia drammatizzato un po’ troppo, però a ben guardare, un po’ di ragione ce l’ha. In effetti – ed è questo il punto vero di tutta la faccenda – la valanga dell’antipolitica sta incrociando le sempre più crescenti fibrillazioni all’interno della maggioranza e così facendo, buttando nell’unico calderone già bello pieno sia l’insoddisfazione dell’antipolitica che gli attriti della coalizione, il povero Mastella si sente il bersaglio di un fuoco incrociato. E la disperazione in cui si trova gli fa lanciare segnali scoordinati, disperati per l’appunto: ieri sera, ad esempio, non si è presentato al rito del vertice di maggioranza e stamani ha fatto andare sotto il governo alla Camera facendo votare i suoi deputati a favore di un emendamento a cui il governo aveva dato parere negativo. Il Ministro di Ceppaloni è, sicuramente, criticabile, per vari motivi, ma una cosa è la critica altra è l’odio che sta montando contro di lui. Insomma questa di voler scaricare su di lui tutte le colpe del potere politico sembra, in effetti, una bassezza che denota, sotto certi aspetti, il grado di confusione del centro sinistra che, come il conte Ugolino, impazzito per il dolore, divora i suoi stessi figli.
Ora è chiaro che un po’ di vittimismo può certo fare il gioco di Mastella ma guai se si arriva al punto di tirargli le monetine addosso. Sarebbe la replica di un film che preferirei non fosse mai più trasmesso. Né con Mastella come primo attore, né con altri politici.

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…contro il regime di Myanmar

27myanmar.650.jpg«La possibilità di nuove sanzioni è molto difficile», dice un ambasciatore italiano, «perché la Cina difende un suo alleato, e Mosca non vuole vedere l’Onu condannare nessun governo che decida di sparare sui suoi cittadini». Questa, in estrema sintesi, la sciagurata situazione che si sta delineando all’Onu sulla questione dell’ex Birmania. I generali della giunta golpista sono molto ben protetti: Cina, Russia e India hanno bloccato ieri all’Onu ogni tipo di condanna vera, sostanziale del regime militare birmano che in piazza ha sparato sui monaci. Una situazione angosciante – oltre che incomprensibile – soprattutto perché alle spalle – come spiega bene il direttore dell’Economist, stamani, sulle colonne del Corriere della Sera – ci sono interessi economici e strategie geopolitiche guidate da colossi come Cina, India e Russia. Eppure, di fronte a quelle immagini che ci giungono da Myanmar, non è possibile non chiedersi com’è che sia possibile che, all’alba del XXI secolo, un ottuso regime militare – autoritario, nato dall’arbitrio e privo di ogni legittimazione popolare – possa reprimere nel sangue una manifestazione pacifica di piazza senza essere costretto a pagare un prezzo politicamente pesante. É inaudito. Possibile mai che di fronte a tanta prepotenza e ingiustizia un’organizzazione internazionale come l’Onu non riesca ad imporre una volontà comune? un monito preciso e vigoroso?
Quello al potere dal ‘88 nell’ex Birmania è un regime debole e in forte difficoltà economica: la Giunta militare avrà anche potenti spalleggiatori, ma manca di una qualsiasi rete di solidarietà ideologica a cui potersi sostenere. Mai possibile che una pressione forte e ben coordinata (che, tra l’altro, avrebbe l’appoggio pressoché unanime delle opinioni pubbliche internazionali) non riesca ad assestargli un duro colpo decisivo (e liberatorio)?
militari.jpgAl Rappresentante permanente italiano in Birmania, oggi in riunione con gli altri ambasciatori dell’Unione Europea, D’Alema ha fatto chiedere sanzioni più dure contro chi personalmente è responsabile della repressione chiedendo per loro un “travel ban” (blocco totale dei visti e dei viaggi all’estero per i leader del regime) ma anche passi ancora più forti e decisivi inerenti il codice penale internazionale. Il ministro degli esteri francese, a sua volta, pensa d’intervenire sulle entrate di Myanmar, bloccando gli investimenti economici come quelli della Total (che in Birmania estrae ogni anno quasi 18 milioni di metri cubi di gas). Iniziative concrete che andrebbero, subito, attuate.
Occorre agire in fretta e con determinazione, altrimenti le immagini shock che tutti i media propongono (a tal proposito vi segnalo questo blog), con i monaci in tonaca arancione colpiti o messi in fuga dai militari in assetto di guerra, saranno presto archiviate e andranno, purtroppo, ad ingrossare il già vasto repertorio multimediale degli orrori del nostro tempo.

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