Daily Archive for settembre 28th, 2007

Irudinei…

le mediazioni non servono…

opinioni-vespa-prodi.jpg«[...]per assicurare piena efficacia all’azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto». Così recita il dodicesimo punto del documento firmato dalla compagine governativa appena il sei mesi fa. Si disse allora che mai più avremmo assistito allo spettacolo dei ministri rissosi e di partiti che si contestano l’un l’altro. Sciocchezze.
Come siano andate le cose durante questi sei mesi è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. L’unico collante che tiene su questa sgangherata coalizione è, oramai, solo il fatto che nessuno dei suoi autorevoli componenti vuole assumersi la responsabilità di affossarla definitivamente. Ognuno aspetta che sia l’altro a fare il primo passo, ma tutti sperano che prima o poi questo passo venga fatto.
L’altra sera Palazzo Chigi ha chiesto 48 ore per cercare di smorzare il contrasto sulla legge finanziaria, quasi come se 48 ore bastassero per recuperare una coesione politica oramai inesistente. Certo sarà anche possibile trovare un compromesso per accontentare un po’ tutti (l’arte di mediare di Prodi è, oramai, proverbiale) ma quello di cui ha bisogno questa coalizione – soprattutto in questo particolare periodo in cui, nelle piazze, ribolle lo scontento di massa – non è un compromesso quanto piuttosto la consapevolezza di un destino comune, la certezza che siano realizzabili dei progetti comuni.
La finanziaria predisposta dal ministro Padoa Schioppa è un buon testo, abbastanza equilibrato, che cerca, in un certo senso, di ridar fiducia agli italiani tartassati dalla precedente manovra. Una legge adatta, per così dire, ad accompagnare la nascita del Partito Democratico il cui scopo dichiarato è quello di recuperare quei consensi perduti presso il ceto medio. E invece proprio la natura di questa finanziaria, la sua essenza, ha completamente dilaniato il tessuto dell’alleanza: Franco Giordano, di Rifondazione, dice che «rivendichiamo più collegialità: dove è finita la tassazione sulle rendite? Se resta così noi la Finanziaria non la votiamo», mentre Mussi, Diliberto, Giordano e Pecoraro Scanio dicono in coro: «Così com’è la manovra è tutta da reimpostare». Saranno pure prove di muscoli, un’esibizione da facciata ma il danno che arrecano alla credibilità del governo è più che notevole.
Non è possibile – a questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti – continuare, per altri cinque anni, a camminare insieme senza una visione comune del Paese e delle sue priorità. Qui occorrono progetti condivisi, coesione, determinazione. Il nascente Pd se vorrà avere un senso (come mi auguro), dovrà indicare un progetto per l’Italia concreto e coerente, e per farlo – chiaramente – dovrà rischiare qualche cosa. Magari anche la caduta del governo. Altrimenti il centrosinistra sarà condannato, in eterno, a negoziare su qualunque cosa e – ed è questa la cosa grave – ad un’eterna indecisione.

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un motivo in più per vergognarci…

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Si tratterebbe di «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero», ai sensi dell’articolo 288 del codice penale. E così la procura del tribunale di Bari ha chiesto il rinvio al giudizio di Salvatore Stefio che fu sequestrato in Iraq il 12 aprile e liberato dopo 56 giorni di prigionia insieme a Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi (che venne però ucciso).
La magistratura italiana non considera reato arruolare i terroristi per al-Qaeda ma processa gli italiani che vanno laggiù come guardie del corpo di cittadini di un paese alleato: “guerriglieri” i primi, “mercenari” questi altri. Assurdo.
Quattrocchi, prima di morire, gridò ai suoi assassini: «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano». Quella frase ci seppe commuovere tutti e ci inorgoglì perché alludeva a quella virtù partiottica che haimé troppo spesso tendiamo a dimenticare. E per quella frase Quattrocchi divenne un eroe (fu insignito, nel marzo del 2006, della medaglia d’oro al valor civile). Oggi invece, attraverso settori di un corpo di Stato che l’accusano di esser un mercenario «al soldo dello straniero», la sua memoria viene – incredibile a dirsi – infangata: dalle stelle alle stalle.
Stamani abbiamo tutti un motivo in più per vergognarci di essere italiani.

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