Si tratterebbe di «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero», ai sensi dell’articolo 288 del codice penale. E così la procura del tribunale di Bari ha chiesto il rinvio al giudizio di Salvatore Stefio che fu sequestrato in Iraq il 12 aprile e liberato dopo 56 giorni di prigionia insieme a Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi (che venne però ucciso).
La magistratura italiana non considera reato arruolare i terroristi per al-Qaeda ma processa gli italiani che vanno laggiù come guardie del corpo di cittadini di un paese alleato: “guerriglieri” i primi, “mercenari” questi altri. Assurdo.
Quattrocchi, prima di morire, gridò ai suoi assassini: «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano». Quella frase ci seppe commuovere tutti e ci inorgoglì perché alludeva a quella virtù partiottica che haimé troppo spesso tendiamo a dimenticare. E per quella frase Quattrocchi divenne un eroe (fu insignito, nel marzo del 2006, della medaglia d’oro al valor civile). Oggi invece, attraverso settori di un corpo di Stato che l’accusano di esser un mercenario «al soldo dello straniero», la sua memoria viene - incredibile a dirsi - infangata: dalle stelle alle stalle.
Stamani abbiamo tutti un motivo in più per vergognarci di essere italiani.
Quattrocchi, sentenza, mercenari, Salvatore Stefio, tribunale di Bari










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Un commento
La magistratura italiana è semplicemente ridicola