Daily Archive for ottobre 1st, 2007

(quando) il gioco si fa duro…

prodinotti180507.jpg«La partita è aperta. Come sulla Finanziaria si può lavorare trovando una soluzione che accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati». Così il presidente della Camera in merito al tema del Welfare.
Anche chi non è avvezzo a decifrare, leggendo tra le righe, i messaggi del presidente Bertinotti – che è uomo che non parla mai a caso -, non avrà difficoltà a percepire la sfida che il presidente di Montecitorio ha voluto lanciare al primo ministro con questa sua dichiarazione: il Parlamento deve poter intervenire sui provvedimenti collegati alla fiinanziaria, dov’è necessario, e non dev’essere posto dinanzi ad un aut-aut. Sul pacchetto Welfare, pare di capire, si verrà a giocare l’ennesima partita intestina del centrosinistra: una battaglia che ricompatterà le forze della sinistra estrema (oltre al Prc, i Comunisti Italiani, i Verdi e il gruppo dei fuoriusciti dei Ds) e sottolineerà, ancora una volta, la leadership di Rifondazione sui cosiddetti temi sociali.
Nulla di nuovo, dunque, sotto questo cielo: i problemi evitati con la finanziaria si ritrovano, paro paro, nel collegato che dovrà essere approvato il 12 ottobre, dopo il referendum fra i lavoratori (che, a quanto pare, sarà tutt’altro che scontato nell’esito).
Il Presidente del Consiglio (forse perché non s’aspettava un attacco così repentino, a meno di 48 ore dal successo della finanziaria) ha, da par suo, tagliato corto sulle polemiche, rispondendo al ministro Ferrero (le cui dichiarazioni erano in piena sintonia con quelle di Bertinotti): «Il protocollo del welfare resta quello siglato con le parti sociali. Non si possono cambiare in modo unilaterale i protocolli, poi è chiaro che il Parlamento ha ampia libertà d’azione». Gli hanno fatto eco la Bonino e il senatore Dini che hanno, subito, definito «irricevibili» le obiezioni dei massimalisti. L’ennesimo braccio di ferro, insomma, a cui il premier Prodi non può permettersi di apparire esitante perché un suo tentennamento spingerebbe gli indecisi a votare “no” al protocollo. La sinistra massimalista, da conto suo, spinge per mandare un messaggio opposto ai lavoratori affinché da un loro rifiuto del protocollo possa venir fuori una più favorevole ricontrattazione.
Ancora una volta, la polemica che ne rischia di venir fuori pare abbastanza delicata (per il Governo e per il Pd). I nodi stanno per venire al pettine. Ne vedremo delle belle (o – ma è solo una questione di gusti – delle brutte).

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per esser coerenti…

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…com’è che non ha fatto ancora un editoriale sulle nuove dichiarazioni di Bossi? così, tanto per esser coerenti…

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randellate e pallottole le lascia ai bonzi…

josephratzinger.jpgMentre i monaci buddhisti stanno a pigliarsi randellate e pallottole da un bel po’ di giorni, arrivano, finalmente, le parole confortanti di Benedetto XVI che, con estrema prudenza, ha rotto il silenzio sulla Birmania. «Seguo con grande trepidazione – ha detto ieri il pontefice dopo la preghiera dell’Angelus – i gravissimi eventi di questi giorni in Myanmar e desidero esprimere la mia spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando». Le (tardive) parole del Pontefice arrivano – è il Corriere a darcene notizia – dopo pressanti richieste internazionali e, soprattutto, dopo che in Vaticano era stato consegnato un messaggio dell’ex premier (oggi esule) Sein Win e del segretario dell’Ncub (il Consiglio Nazionale dell’Unione Birmana) Maung Maung. «Mentre assicuro – ha detto il Papa – la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese». Si tratta certamente – non vogliamo affatto negarlo – di un messaggio di solidarietà (un’intensa preghiera, suvvia, non la si nega a nessuno) anche se fumoso e nient’affatto deciso (a dir poco vigliacco) soprattutto se lo si legge con in testa le dichiarazioni fatte qualche giorno fa a Radio Vaticana da mons. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e segretario generale della Conferenza episcopale della Birmania. L’alto prelato, ai santi microfoni dell’emittente vaticana, così s’esprimeva: «La Chiesa nel Myanmar sta pregando per la pace e per lo sviluppo del Paese. [...] Specialmente in questo difficile momento tutti i cattolici sono impegnati nella preghiera e nell’offerta di Messe speciali. In linea con il Codice di Diritto Canonico e la Dottrina Sociale della Chiesa, i sacerdoti e i religiosi non sono coinvolti nelle attuali proteste e non fanno parte di alcun partito politico».
Pare evidente, a questo punto, che le preghiere e le “Messe speciali” vengano spese affinché tutto ritorni come prima: i soldati nelle loro caserme e i bonzi nei loro monasteri.
Ma non è tutto (purtroppo). Il punto in cui Sua Eccellenza (mi riferisco a mons. Maung Bo) mostra che un alto prelato, a tutte le latitudini e longitudini, è sempre una chiavica d’uomo è quando dice: «I cattolici, come cittadini, sono liberi di agire secondo coscienza. I sacerdoti e i religiosi possono offrire linee guida appropriate». E quali sarebbero queste linee guida? Manco il coraggio di illustrarle pubblicamente. Quello che invece è stato imposto ai sacerdoti birmani, con decisione, è di non partecipare alle manifestazioni di piazza e alle attività politiche in atto nelle piazze. «Ai fedeli riuniti oggi nelle chiese cattoliche di Rangoon – si legge nell’agenzia Ap – è stato letto un bollettino in cui si invitano preti, sacerdoti e suore a non farsi coinvolgere nelle proteste».
«È noto – scriveva Papa Paolo VI in La società democratica. Lettera “Les prochaines assises” – che la Chiesa non preferisce e non respinge nessuna forma di governo»: con i dittatori preferisce farci i concordati. Le randellate e le pallottole le lascia ai bonzi…

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