«La partita è aperta. Come sulla Finanziaria si può lavorare trovando una soluzione che accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati». Così il presidente della Camera in merito al tema del Welfare.
Anche chi non è avvezzo a decifrare, leggendo tra le righe, i messaggi del presidente Bertinotti - che è uomo che non parla mai a caso -, non avrà difficoltà a percepire la sfida che il presidente di Montecitorio ha voluto lanciare al primo ministro con questa sua dichiarazione: il Parlamento deve poter intervenire sui provvedimenti collegati alla fiinanziaria, dov’è necessario, e non dev’essere posto dinanzi ad un aut-aut. Sul pacchetto Welfare, pare di capire, si verrà a giocare l’ennesima partita intestina del centrosinistra: una battaglia che ricompatterà le forze della sinistra estrema (oltre al Prc, i Comunisti Italiani, i Verdi e il gruppo dei fuoriusciti dei Ds) e sottolineerà, ancora una volta, la leadership di Rifondazione sui cosiddetti temi sociali.
Nulla di nuovo, dunque, sotto questo cielo: i problemi evitati con la finanziaria si ritrovano, paro paro, nel collegato che dovrà essere approvato il 12 ottobre, dopo il referendum fra i lavoratori (che, a quanto pare, sarà tutt’altro che scontato nell’esito).
Il Presidente del Consiglio (forse perché non s’aspettava un attacco così repentino, a meno di 48 ore dal successo della finanziaria) ha, da par suo, tagliato corto sulle polemiche, rispondendo al ministro Ferrero (le cui dichiarazioni erano in piena sintonia con quelle di Bertinotti): «Il protocollo del welfare resta quello siglato con le parti sociali. Non si possono cambiare in modo unilaterale i protocolli, poi è chiaro che il Parlamento ha ampia libertà d’azione». Gli hanno fatto eco la Bonino e il senatore Dini che hanno, subito, definito «irricevibili» le obiezioni dei massimalisti. L’ennesimo braccio di ferro, insomma, a cui il premier Prodi non può permettersi di apparire esitante perché un suo tentennamento spingerebbe gli indecisi a votare “no” al protocollo. La sinistra massimalista, da conto suo, spinge per mandare un messaggio opposto ai lavoratori affinché da un loro rifiuto del protocollo possa venir fuori una più favorevole ricontrattazione.
Ancora una volta, la polemica che ne rischia di venir fuori pare abbastanza delicata (per il Governo e per il Pd). I nodi stanno per venire al pettine. Ne vedremo delle belle (o - ma è solo una questione di gusti - delle brutte).
Governo, Finanziaria, Welfare, Prodi, Sinistra, Parlamento, Partito Democratico, Bertinotti










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Un commento
Ok, abbiamo già visto questo film no?
Quando si dice corsi e ricorsi