Daily Archive for ottobre 2nd, 2007

con estrema umiltà…

putin.jpg

Il presidente russo Putin, non potendo, per legge, succedere a se stesso ha deciso – con estrema umiltà – che diventerà premier. Povero Grillo, ci sarà rimasto male. Con la sua proposta di limitare a due legislature la carriera dei parlamentari avrà letto la notizia di stamani che arriva da Mosca con un senso di enorme frustrazione: anche alle nostre latitudini i parlamentari troverebbero il modo di bypassare la sua proposta cedendo, che ne so, il posto ad un loro intimo parente o ad un conoscente «al passo con i tempi» per poi autonominarsi – con estrema umiltà – vice del loro successore e continuare, indisturbati, a comandare (Gentilini docet). Una versione perfezionata dello stracitato modo di dire «fatta la legge, trovato l’inganno»; il sistema, in questo caso, si perfeziona e va oltre: parte dall’inganno e c’imbastisce su una bella legge. Chapeau

, , , , , ,

…uno Stato con una doppia sovranità

auria.jpgHo provato un senso di sconforto nel leggere la notizia del matrimonio in “articulo mortis” di Lorenzo d’Auria, l’agente del Sismi ucciso in Afganistan.
Voglio essere estremamente chiaro: nulla in contrario a questo strano matrimonio celebrato sul letto di morte per assicurare una pensione alla convivente ed ai tre figli dello sfortunato militare. É più che giusto – anzi è doveroso – che lo Stato provveda al loro mantenimento. E’ ancora vivo il ricordo del vergognoso caso di Adele Parrillo, convivente (non moglie) di Stefano Rolla (soldato italiano rimasto ucciso durante l’attentato a Nassiriya) a cui furono negate perfino le attenzioni alle quali avevano invece diritto le mogli legittime degli altri militari durante i funerali solenni. Nulla da dire quindi – lo ripeto – sull’éscamotage, molto da dire, invece, sulla situazione di uno Stato laico legato al diritto canonico.
Don Epifanio (nomen omen) con disarmante candore ha affermato di aver percepito la volontà di Lorenzo «ed è stato sufficiente». Il papà del militare, il sig. Mario D’Auria, ha confermato la percezione del prelato dichiarando che «da tempo volevano sposarsi ma gli impegni militari gli avevano sempre fatto rimandare la data». Con un pizzico di cattiveria mi verrebbe da chiedere se i due ne avessero parlato dopo la nascita del primo, del secondo o del terzo figlio. Ad ogni modo, al di là di ogni sterile polemica, quello che è veramente desolante in tutta questa tristissima vicenda è che debba essere la Chiesa, in qualche modo, a dover sopperire, con un sotterfugio, alle mancanze dello Stato laico.
I Dico, per ora affossati, avrebbero potuto, semplicemente, porre un rimedio di civiltà anche a situazioni di questo tipo e invece per colpa di un atteggiamento bigotto e becero sono fermi in Parlamento. Che amarezza.
Ogni tanto c’è qualcuno che invoca la revisione di quello strano trattato che vige tra Chiesa e Stato Italiano che si chiama Concordato. Forse quest’atto di revisione sarebbe un primo importante passo per evitare imbarazzanti casi come questi in cui si ha la netta percezione di avere uno Stato con una doppia sovranità.

, , , , ,

Ucraina: tutto ancora da decidere…

Yulia Timoschenko.jpgSi materializza, man mano che si contano i voti, il tanto temuto stallo politico in Ucraina: il responso elettorale (almeno fino ad ora) non ha delineato nessuna chiara vittoria.
Il Partito delle Regioni del premier uscente Viktor Yanukovic arriva primo, ottiene – secondo la commissione elettorale – un lusinghiero 33,3 per cento ma difetta di capacità coalizionale: avrebbe il diritto di provare a formare il nuovo governo ma al momento solo i comunisti (con il loro 5,3 per cento) si dichiarano pronti ad appoggiarlo. Yanukovic, per ora, avrebbe bisogno di altri alleati – tutti da convincere – anche se scendere a patti con loro significherebbe, inevitabilmente, tagliarsi le gambe (politicamente parlando) per le future ambizioni: un’alleanza mortale, insomma.
Sul fronte opposto, invece, c’è forte euforia. Yulia Timoschenko – con la sua campagna elettorale giocata, soprattutto, su una massiccia dose di populismo – può essere considerata la vera vincitrice di questo voto. Il suo “Blocco arancione” ha raggiunto un inatteso 31,3 per cento.
Il vero sconfitto è Yuschenko: il 14,6 per cento è un risultato più che deludente. Ha pagato, duramente, il fallimento della sua politica riformista e, soprattutto, il “piccolo inciucio” con il suo rivale Yanukovic. Il bandolo della matassa, però, resta nelle sue mani; sia perché tocca al presidente decidere a chi affidare l’incarico di formare il nuovo governo sia perché timoschenko04.jpgquel 14 per cento rappresenta comunque un appetibile bocconcino per entrambe le parti in causa: deciderà di consegnare il paese alla Timoschenko o a Yanukovic?
É chiaro che la delicata partita in gioco é tutt’altro che scontata. Troppe sono le variabili da considerare. Innanzitutto la lobby degli oligarchi, quelli che finanziano e condizionano partiti e leader politici. Sotto questo aspetto risulta del tutto impropria la netta divisione che si fa sulla stampa europea tra campo filo-occidentale (gli arancioni di Yulia Timoshenko e dal presidente Viktor Yushchenko) e campo filo-russo (il blocco del premier Viktor Yanukovich). Gli interessi e le alleanze di questo ambiente influente e poco chiaro non conoscono coordinate geografiche e colori. Inoltre c’è anche da dire che, molto probabilmente, giocheranno un ruolo decisivo anche le ambizioni presidenziali dei leader in campo. Il nuovo presidente sarà eletto fra due anni e tutto, evidentemente, verrà fatto in funzione di quel voto: Yuschenko può tentare la risalita politica alleandosi con il miglior offerente.
Il risultato di ieri lascia l’Ucraina con il fiato sospeso, nel bel mezzo di una crisi politica che può solo peggiorare se i diretti interessati non sapranno gestirla con rapidità. Resta sempre aperta la tentazione di usare la piazza (si dice che i blu sarebbero pronti a marciare su Kiev se gli sviluppi politici non saranno di loro gradimento) o di gridare ai brogli per invalidare i risultati elettorali (Yuschenko accusa i filorussi di giocare sporco, ventilando la possibilità di brogli, non certo a favore della sua coalizione). Insomma: nulla è scontato. La situazione è tutt’altro che semplice da gestire e, soprattutto, è una situazione fortemente instabile che stride con il fiorente periodo economico che l’intera Ucraina sta vivendo da qualche anno.
Tutto è ancora da decidere.
Staremo a vedere…

, , , , ,