Ho provato un senso di sconforto nel leggere la notizia del matrimonio in “articulo mortis” di Lorenzo d’Auria, l’agente del Sismi ucciso in Afganistan.
Voglio essere estremamente chiaro: nulla in contrario a questo strano matrimonio celebrato sul letto di morte per assicurare una pensione alla convivente ed ai tre figli dello sfortunato militare. É più che giusto - anzi è doveroso - che lo Stato provveda al loro mantenimento. E’ ancora vivo il ricordo del vergognoso caso di Adele Parrillo, convivente (non moglie) di Stefano Rolla (soldato italiano rimasto ucciso durante l’attentato a Nassiriya) a cui furono negate perfino le attenzioni alle quali avevano invece diritto le mogli legittime degli altri militari durante i funerali solenni. Nulla da dire quindi - lo ripeto - sull’éscamotage, molto da dire, invece, sulla situazione di uno Stato laico legato al diritto canonico.
Don Epifanio (nomen omen) con disarmante candore ha affermato di aver percepito la volontà di Lorenzo «ed è stato sufficiente». Il papà del militare, il sig. Mario D’Auria, ha confermato la percezione del prelato dichiarando che «da tempo volevano sposarsi ma gli impegni militari gli avevano sempre fatto rimandare la data». Con un pizzico di cattiveria mi verrebbe da chiedere se i due ne avessero parlato dopo la nascita del primo, del secondo o del terzo figlio. Ad ogni modo, al di là di ogni sterile polemica, quello che è veramente desolante in tutta questa tristissima vicenda è che debba essere la Chiesa, in qualche modo, a dover sopperire, con un sotterfugio, alle mancanze dello Stato laico.
I Dico, per ora affossati, avrebbero potuto, semplicemente, porre un rimedio di civiltà anche a situazioni di questo tipo e invece per colpa di un atteggiamento bigotto e becero sono fermi in Parlamento. Che amarezza.
Ogni tanto c’è qualcuno che invoca la revisione di quello strano trattato che vige tra Chiesa e Stato Italiano che si chiama Concordato. Forse quest’atto di revisione sarebbe un primo importante passo per evitare imbarazzanti casi come questi in cui si ha la netta percezione di avere uno Stato con una doppia sovranità.
Chiesa, Stato, Lorenzo d’Auria, articulo mortis, matrimonio, Dico










![Validate my RSS feed [Valid RSS]](valid-rss.png)
Un commento
Per il caso dell’agente del Sismi tragicamente morto e sposato “in articulo mortis” tutti affermano che il codice di diritto canonico consente di sposarsi, in pericolo di morte, quando la volontà di farlo sia stata in precedenza espressa da entrambi i coniugandi in presenza di testimoni. Ma il diritto canonico dice tutt’altro.
Se, poniamo, il 1° luglio di quest’anno il D’Auria e la convivente (o uno di loro) fossero stati in pericolo di morte e avessero dichiarato davanti a testimoni il loro reciproco consenso al matrimonio, e qualcuno si fosse adoperato per informarne il parroco più vicino, il matrimonio sarebbe stato pienamente valido e sarebbe stato quello celebrato il 1° luglio (canoni 1116 e 1121,2). Pericolo di morte e reciproco consenso devono essere contemporanei: diversamente si potrebbe regolarizzare quello che si vuole, ma sarebbe tragicommedia, non diritto canonico. Per il D’Auria il cosiddetto matrimonio è stato celebrato il 27 settembre, quando lo sposo non era in grado di esprimere il consenso, che è il fatto costitutivo del matrimonio, anche per il diritto canonico (can. 1057). Quindi non esiste nessun matrimonio.
La riprova che è essenziale la capacità di intende e di voler al momento del matrimonio è costituita dal canone 1105: nel caso di nozze per procura, se il procuratore contrae in nome del suo mandante, ma questi è diventato demente prima della cerimonia, il matrimonio è invalido, anche se il procuratore o l’altra parte contraente erano all’oscuro della sopravvenuta incapacità.
Per sposarsi, anche solo civilmente, bastano dieci minuti: la superficialità di tanti giovani li porta a rifiutare le formalità e lo farebbero anche per quelle richieste da un’ipotetica legge sulle coppie di fatto. Poi, però, tutti pretendono che siano lo stato o la chiesa a rimediare alla loro incoscienza. E’ urgente tornare ad insegnare ai giovani ad agire responsabilmente, senza lasciare nel dubbio e nei guai la persona amata.