Daily Archive for ottobre 9th, 2007

che pecoraro…

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Alfonso Pecoraro Scanio con una mano liscia il pelo a Beppe Grillo e con l’altra stringe accordi con consulenti – tutti ben pagati – che mette a libro paga dei contribuenti italiani.
Che pecoraro (con la lettera minuscola).

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…le grida di dolore

burma.jpg«I militari starebbero utilizzando il crematorio pubblico che si trova a nordest di Rangoon per far sparire i corpi delle vittime della repressione, così da impedire ogni futura “conta del male”». Una notizia agghiacciante ripresa, dal Corriere e pubblicata anche dal Times. Le ultime testimonianze dei dissidenti sono raggelanti e – se possibile – molto più preoccupanti di quelle che, fin’ora, c’erano giunte. E mentre questa crudeltà si consuma davanti ai nostri occhi l’Unione Europea sta definendo i dettagli delle sanzioni che si adotteranno nei confronti della Birmania. Sanzioni che, molto probabilmente, verranno comunicate tra una settimana. «Il Consiglio di sicurezza – si legge nel comunicato – condanna la repressione violenta di manifestazioni pacifiche da parte del governo della Birmania», così come l’uso della forza contro personalità religiose. Se anche la bozza dovesse essere approvata dagli otto membri del Consiglio, non avrebbe alcun valore legale: insomma, un semplice avvertimento. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno poi fatto sapere di essere disposti ad attuare un embargo di armi nei confronti del regime, mentre il premier inglese Gordon Brown ha affermato che «il mondo non ha dimenticato, e non dimenticherà, il popolo birmano», manifestando poi seria preoccupazione per «le centinaia, se non migliaia, di bonzi o di altre persone che semplicemente sono scomparse».
Molte belle parole e, soprattutto, tanta solidarietà. Ma la sensazione è che dopo lo sgomento, l’irritazione e la solidarietà al popolo birmano, il mondo debba decidersi a fare un passo avanti deciso e fermo: sanzioni ed embargo sono ormai una necessità impellente. Un solo – il solito – problema: i tempi e i modi adottati da queste Nazioni Unite sembrano essere incompatibili con le grida di dolore che arrivano dalla Birmania. Purtroppo.

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made in Usa…

capecchi.jpgSiamo tutti felici: a ottenere il premio Nobel per la medicina vi è un italo-americano. Mario Capecchi è infatti lo scienziato che insieme ai colleghi Evans e Smithies è stato insignito del prestigioso riconoscimento internazionale. Nato a Verona nel 1937 si è trasferito negli Usa che aveva 9 anni. Lí ha fatto una brillantissima carriera: si è diplomato in chimica e fisica all’Antioch College nel 1961 e ha maturato il Ph.D. in biofisica ad Harvard, nel 1967, con una tesi di dottorato in biologia molecolare, supervisionata dal premio Nobel James D. Watson, che verteva sull’analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica. Negli Stati Uniti viene accolto – la sua storia di orfano, vagabondo ed emigrante è commovente – e, sia pure con le enormi difficoltà che la vita riserva, riesce a costruirsi una certa credibilità che lo condurranno all’ambito riconoscimento internazionale.
Ora, noi italiani gonfiamo il petto, c’inorgogliamo e, insieme ai nostri media (financo quelli di destra: chissà cosa diranno appena scopriranno, passata l’euforia, che la ricerca di Capecchi tratta di modificazioni programmate della specie basate sulle staminali non adulte), festeggiamo per il Nobel a Capecchi, calcando la mano sulle sue origini, sulla sua italianità; ma la verità – la sola verità – è che questo Nobel è, soprattutto, un tributo agli Stati Uniti. A noi italiani ci dovrebbe essere concesso, invece, solamente l’imbarazzo, la vergogna: possiamo solo arrossire nel constatare come i nostri migliori scienziati sono costretti a scappare per non esser mortificati dal nostro sistema universitario.

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