Siamo tutti felici: a ottenere il premio Nobel per la medicina vi è un italo-americano. Mario Capecchi è infatti lo scienziato che insieme ai colleghi Evans e Smithies è stato insignito del prestigioso riconoscimento internazionale. Nato a Verona nel 1937 si è trasferito negli Usa che aveva 9 anni. Lí ha fatto una brillantissima carriera: si è diplomato in chimica e fisica all’Antioch College nel 1961 e ha maturato il Ph.D. in biofisica ad Harvard, nel 1967, con una tesi di dottorato in biologia molecolare, supervisionata dal premio Nobel James D. Watson, che verteva sull’analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica. Negli Stati Uniti viene accolto - la sua storia di orfano, vagabondo ed emigrante è commovente - e, sia pure con le enormi difficoltà che la vita riserva, riesce a costruirsi una certa credibilità che lo condurranno all’ambito riconoscimento internazionale.
Ora, noi italiani gonfiamo il petto, c’inorgogliamo e, insieme ai nostri media (financo quelli di destra: chissà cosa diranno appena scopriranno, passata l’euforia, che la ricerca di Capecchi tratta di modificazioni programmate della specie basate sulle staminali non adulte), festeggiamo per il Nobel a Capecchi, calcando la mano sulle sue origini, sulla sua italianità; ma la verità - la sola verità - è che questo Nobel è, soprattutto, un tributo agli Stati Uniti. A noi italiani ci dovrebbe essere concesso, invece, solamente l’imbarazzo, la vergogna: possiamo solo arrossire nel constatare come i nostri migliori scienziati sono costretti a scappare per non esser mortificati dal nostro sistema universitario.
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4 commenti
i laboratori universitari italiani ben che vada sono degli squallidi scantinati con apparecchi obsoleti… Capecchi s’è fatto furbo e avendo capito l’antifona si è messo al riparo dal sistema che atrofizza cervelli… anche uno zio di mia madre nel suo piccolo e nella sua ignoranza …nel maryland era considerato un eccelso maestro pasticciere
in italia la sua arte non se la filava nessuno … Ti voglio bene zio Saverio!!!
Sai qual’è la cosa triste della vicenda? è che se fosse rimasto in Italia, oggi Capecchi avrebbe le mani legate e non avrebbe affatto potuto vincere il Nobel. Che c’abbiamo da festeggiare? bò. Non lo so…
anche perche nel territorio italico c’è un piccolo staterello diabolico che non è s.marino…
Chissà perché il Giornale ha scritto che è emigrato in America all’età di sette anni ma non ha raccontato il motivo…
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