Daily Archive for ottobre 11th, 2007

i topi di Capecchi…

capecchi.jpg«Può essere solo frutto di assoluta malafede o di inammissibile ignoranza, sostenere che in Italia – dice il Foglio – sarebbero proibite le ricerche sulle staminali embrionali di topo grazie alle quali Mario Capecchi, Oliver Smithies e Martin Evans hanno vinto il Nobel per la medicina». La tesi dell’articolo – che potete tranquillamente leggere da qui – è chiara: è un falso affermare che quello che Mario Capecchi fa negli Usa è vietato in Italia, e che la colpa sia – che noiosi che siete – del Vaticano. Assolutamente. Mario Capecchi – è il Foglio a ricordarcelo – lavora su embrioni animali. Si avete capito bene: a-ni-ma-li (ripetetelo, lentamente, ad alta voce). Quindi, morale della storia, non state li a rompere i cosiddetti e mettetevi a studiare seriamente: anche in Italia, fannulloni che non siete altro, si può pigliare un Nobel e il tutto – udite, udite – senza offendere la sacralità di personcine allo stadio di 16 o 32 cellule. Cazzarola!
Epperò – c’è sempre un però – solo l’«assoluta malafede» o (oppure “e” ) l’«inammissibile ignoranza» de Il Foglio può omettere il fatto che, nella ricerca, il lavoro sull’embrione del topo è un modello e che ciò che, oggi, porta a correggere un difetto genetico nell’embrione di un topo porterà, un giorno, ad una ricerca che consentirà ai genetisti di correggere difetti sull’embrione umano sfruttando, appunto, le linee guida fornite dagli studi sui topi fatti dal team di Capecchi.
«Capecchi potrebbe lavorare – si legge nel trafiletto – anche con staminali embrionali umane, perché negli Stati Uniti quella ricerca non è vietata, ma solo soggetta a limitazioni di fondi federali. Ma finora, guarda caso, non l’ha fatto, perché non ne ha avuto scientificamente bisogno…». No. Capecchi non lavora sulle staminali embrionali umane semplicemente perché ci sono altri che lo fanno e sfruttano – guarda caso – i risultati da lui ottenuti. Insomma, per farla breve: Capecchi ha il merito di aver contribuito a tecniche che hanno fornito la linea protocollare per la ricerca sulle staminali embrionali umane e non per aver migliorato la condizione dei topi. Altrimenti invece che il Nobel gli davano, come premio, una fornitura per un anno di Parmiggiano Reggiano.

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…libertà di burqa o libertà dal burqa?

burqa.jpgIl prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, ha stabilito (appellandosi ad una circolare del 2004) che «se per motivi religiosi una persona indossa il burqa, lo può fare, basta che si sottoponga all’identificazione e alla rimozione del velo». Magdi Allam dalle colonne del Corriere della Sera avverte che se «dovesse accreditarsi come riferimento giuridico e amministrativo a livello nazionale, prossimamente le donne islamiche completamente velate potrebbero frequentare le scuole, essere assunte nei luoghi di lavoro e circolare liberamente ovunque in Italia». Inoltre – è sempre Magdi Allam a farcelo osservare – la disposizione del prefetto pare non vada molto d’accordo con una legge (la 152 del 1975) per cui nessuno può girare in luoghi pubblici a volto coperto, se non per giustificati motivi, che si tratti di un casco o di qualsiasi altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona. Mi pare evidente il netto contrasto tra la legge 152/75 e la circolare del 2004, così com’è evidente il fatto che qualora questo contrasto emerga, la legge dovrebbe (almeno spero) prevalere sulla circolare.
Sulla questione si è innestata – com’è oramai prassi, direi – la solita polemica intestina alla maggioranza che quasi quasi provocava un’altra (l’ennesima) crisi intergovernativa. Rosy Bindi – d’accordo fin dal primo giorno con il prefetto – viene criticata aspramente oltre che dall’opposizione e dalle rappresentanti delle donne arabe anche dalla collega Pollastrini (titolare delle Pari opportunità: le solite beghe, insomma. «Se indossare il burqa – ha dichiarato la Bindi – è una libera scelta fatta dalla donna che crede nella sua religione, io sono d’accordo». Peccato però che in parecchi ribadiscano che il burqa è oggetto sommamente politico, e che di religioso abbia ben poco.
A prescindere, ad ogni buon conto, dalla presunta volontà di chi lo indossa, il burqa è un simbolo di segregazione, un modello antropologico di sottomissione della donna e, come tale, un’offesa alla sua dignità. Per la presidente delle donne marocchine in Italia, Souad Sbai, il burqa, infatti, è, semplicemente, l’«espressione di un pensiero talebano» oltre che ad essere incompatibile con i diritti fondamentali e l’uguaglianza dei sessi garantiti da tutte le costituzioni democratiche. A mio avviso consentire l’uso, seppure in clandestinità o nel privato, del velo integrale significherebbe, de facto, legittimare l’impianto della sharia e rendere, cosa ancor più grave, inefficace qualsiasi azione di tutela ai diritti delle donne islamiche che il velo integrale, invece, lo vivono come una condizione di sottomissione familiare e che perciò non vogliono indossarlo. Staremo a vedere come, nei prossimi giorni, s’evolvera (se evolverà ) la vicenda che, sullo sfondo (ma in modo non affatto marginale) oltre a riportare a galla problemi d’integrazione reali mostra le contraddizioni derivanti da un sistema imperfetto di competenze territoriali (un’ordinanza di un prefetto può cancellare quella di un sindaco?) e d’ignoranza (può un prefetto, con una sua circolare, contraddire una legge dello Stato?) su cui sarebbe bene interrogarsi e riflettere con serietà.

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…creationism: a threat to human rights.

creazionismo.jpgIl Consiglio Europeo, con una risoluzione passata con 48 voti a favore ( 25 sono stati i deputati che hanno espresso un voto contrario mentre in 3 hanno preferito non esprimersi) si oppone fermamente all’insegnamento del creazionismo come disciplina scientifica («If we are not careful, creationism – si legge nella nota diramata dal Consiglio Europeo – could become a threat to human rights» ).
Spulciano la lista dei votanti e restringendo, per così dire, l’attenzione sui deputati italiani dobbiamo constatare, purtroppo, l’assoluta controtendenza (e ti pareva!) dei nostri prodi eroi rispetto alla maggioranza europea: 3 deputati italiani (o, se volete, italioti) su 4 hanno votato Against. In ordine – strettamente alfabetico – Claudio Azzolini (FI), il più famoso Lorenzo Cesa (UDC), Andrea Rigoni (Margherita); l’unico favorevole all’abrogazione – nomen omenDario Rivolta (FI) che rischia di essere un eroe (per caso? ) in mezzo agli altri bigotti cretini.

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La Destra e le stampelle…

storace.jpgA dimostrazione del fatto che «la mamma dei cretini è sempre incinta», il movimento di Francesco Storace ha lanciato, nei giorni scorsi, l’iniziativa (più che singolare, la definirei stupida) di andare a manifestare sotto casa dei senatori a vita e di far recapitare loro alcune stampelle che, metaforicamente, dovrebbero indicare il sostegno che questi offrono al governo in carica.
A legger le cronache sui giornali pare, comunque, che l’idea di regalar le stampelle sia partita dall’ala più moderata del movimento: c’era chi preferiva sostituirle coi mutandoni o i pannoloni. «La Montalcini è vecchia, ha i miliardi da parte – dice qualche simpatizzante di Storace – e rompe pure i cosiddetti. E´ irritante, di profilo anche più odiosa». Argomentazioni sciocche, senza senso e, veramente, di dubbio gusto a cui – per toglierci l’impaccio di commentarle – vale la pena contrapporre le parole della prof. Montalcini che, con una lettera a La Repubblica, ha fatto sapere a Storace e ai suoi scagnozzi che «a quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse “facoltà”, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria».
Ad ogni buon conto questa de La Destra rischia, veramente, di diventare un’esagerazione goliardica di pessimo gusto e fuori dai canoni, non solo di signorilità (parola che, molto probabilmente, farà storcere il naso e offenderà quelli di Storace) ma anche di opportunità, visto che solo qualche giorno fa l’assenza di Storace in Senato ha graziato il governo Prodi sulla Rai. Altro che metafora della stampella…

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