Silenzio. Dopo il fragore, il silenzio.
La rivoluzione è fallita e la giunta ha ripreso il controllo della situazione: è questa, purtroppo, la triste verità. «It’s time for Burma’s ruling generals - scrive Kyaw Zwa Moe su irrawaddy - to play the game again» e come non dargli torto. I militari, grazie all’inefficienza delle Nazioni Unite (bastione del multilateralismo e acquasantiera del diritto internazionale), sono stati capaci, anche questa volta, di prendere per il culo l’intera comunità internazionale. Hanno promesso dialogo, democrazia e apertura («the junta - si legge nell’articolo di Kyaw Zwa Moe - appointed a deputy labor minister, Aung Kyi, to be a “Minister of Relations,” a liaison officer to work with detained pro-democracy leader Aung San Suu Kyi» ) secondo uno schema già collaudato e messo appunto varie volte durante tutti questi anni di inaudita oppressione. Così accadde nel 1988, così sta succedendo adesso.
Quanti anni dovranno ancora passare perché la Birmania possa, nuovamente, occupare le prime pagine dei nostri quotidiani? quanti soprusi quel popolo dovrà ancora sopportare prima che, nuovamente, tutti indosseremo le nostre magliette color zafferano?
It’s game time again…
Burma, Birmania, Kyaw Zwa Moe, giunta militare, repressione, rivoluzione, monaci, giornali











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5 commenti
Non saprei che parole usare… “terribile” basta? … no lo so … e quanti altri luoghi e persone soffrono ancora oppressione e violenza?
Non è la sconfitta di un popolo. E’ la sconfitta dell’umanità
Analisi condivisibile su tutto il fronte.
Capo Bonzo.
Lo sappiamo che l onu conta un fico secco, ma i paladini della giustizia esportatori di democrazia che tu eri convinto intervenissero , dove sono????????????????? non c’è petrolio in birmania, questo è il punto.Per chi non l avesse capito sto parlando degli americani
Il reporter diffuso e la forza della rete.
Blogosfera tinta di rosso.