Il protocollo sul welfare rappresenta «un passo indietro rispetto alle riforme precedenti». A dirlo è il direttore del Fondo monetario internazionale, Rodrigo Rato, che vede «rischi per la tenuta dei conti» italiani. In effetti, quel che sta accadendo intorno al protocollo siglato dal governo con le parti sociali ha – per non esser troppo sarcastici – dell’incredibile. Nel mentre si esaltava l’approvazione del testo da parte di una maggioranza di lavoratori il governo lo cambiava in 15 punti, senza consultare gli altri firmatari. Chiaramente a queste modifiche unilaterali si sono subito opposti gli imprenditori e, a ruota, la Cisl con tutti gli altri sindacati. Prodi, con una lettera su Repubblica, minimizzava sull’argomento, sostenendo che i cambiamenti al protocollo del 23 luglio erano in realtà solo «traduzioni» (manco che l’accordo fosse stato scritto in aramaico), di matrice e peso puramente linguistico e così facendo annunciava la sua marcia indietro.
Ora il Premier dovrà andare di nuovo in Consiglio dei ministri e, anche in questo caso, ne sono certo, se ne vedranno (e sentiranno) delle belle (a seconda dei punti di vista, chiaramente). In ogni caso pare evidente che la sinistra estrema – che aveva imposto le modifiche – non sarà affatto soddisfatta della marcia indietro (il che renderà ancora più accesa la contestazione che avrà luogo alla manifestazione di sabato prossimo).
Ancora una volta, insomma, Prodi è riuscito a scontentare tutti ma questa volta è riuscito in un’impresa a dir poco epocale: combinar casini su un argomento che avrebbe dovuto segnare un punto a suo favore. I-nau-di-to! I sindacalisti – persino quelli favorevoli alle modifiche apportate unilateralmente – non hanno potuto accettare il nuovo accordo perché altrimenti avrebbero mostrato di essere stati negoziatori incapaci. L’estrema sinistra ha dimostrato, nei fatti, che può ancora ottenere un cambiamento e quindi non lascerà tanto facilmente l’osso mentre gli imprenditori si sono sentiti, letteralmente, fregati. Un macello, insomma, che mostra, ancora una volta, l’impotenza un po’ arrogante di alcune impostazioni tecnocratiche che si sono perpetrate, più o meno platealmente, durante questi mesi di governo di centro-sinistra. Il repentino ritorno al testo originario, poi, è la più evidente delle dimostrazioni di una condizione d’impotenza e di isolamento che Prodi, politicamente, sta vivendo in questo periodo.
Daily Archive for ottobre 16th, 2007
Ovviamente – e sottolineo ovviamente – a me Francesco Storace non è affatto simpatico, ma il principio della libertà di dissenso e di pensiero va sempre difeso anche quando (anzi, soprattutto, direi) a essere perseguiti per loro opinioni sono quelli che non ci sono affatto simpatici. Ovviamente…
Pechino sta esercitando forte pressioni affinché venga annullata la cerimonia di conferimento al Dalai Lama (massima autorità spirituale del Buddhismo Tibetano che vive in esilio dal 1959 a seguito dell’occupazione cinese) della Medaglia d’Oro del Congresso Usa (la più alta onorificenza civile americana, finora assegnata, tra gli altri, a Madre Teresa, all’ex presidente del Sudafrica Nelson Mandela, a Rosa Parks e a Papa Giovanni Paolo II). Il portavoce del ministero degli esteri Cinese, Liu Jianchao, ha fatto sapere che l’assegnazione dell’onorificenza porterà, inevitabilmente, «un grave danno» alle relazioni tra Cina ed Usa. Secondo Pechino, infatti, la cerimonia di consegna, prevista per domani, e soprattutto la presenza, data per certa, del presidente Bush alla manifestazione, costituiscono «una grave interferenza negli affari interni cinesi».
Il Dalai Lama – ha fatto sapere il Congresso – verrà premiato per «il suo duraturo ed eccezionale contributo alla pace, alla nonviolenza, ai diritti umani e alla comprensione religiosa».
Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ricevuto, pochi giorni fa, il Dalai Lama. La Cina, anche in questo caso, non è stata affatto clemente ed ha cancellato, per protesta, una serie di incontri già in calendario con alcune delegazioni tedesche. Chissà se anche qualche nostro rappresentante del Governo, prima o poi, si degnerà di seguire l’esempio di Bush e della Merkel per manifestare, in maniera tutt’altro che simbolica (vista la reazione di Pechino), l’appoggio alla causa del Tibet e la presa di distanza per i metodi di oppressione e pulizia etnica operati dal governo di Pechino in quella regione. Chissà…
Pechino, Cina, Dalai Lama, Medaglia d’Oro del Congresso Usa, Bush, Angela Merkel, Tibet
Una foto – quella qui sopra – apparsa sui giornali, riesce, tutta sola, a far notizia e, con la forza del nulla, è in grado di catalizzare l’attenzione su di se. In Polonia – a volerla fare breve – pare si sia gridato al miracolo perché – statemi bene a sentire – un falò (si, proprio così, ho detto un falò ) ha preso le sembianze di Giovanni Paolo II nell’atto di benedire.
Le sembianze, in realtà, sarebbero svariate (c’è chi ha visto la Statua della Libertà chi quella, meno santa, di John Travolta etc. etc.) ma poiché attorno al falò c’erano – manco a dirlo – tutti cattolici, e polacchi per giunta, s’è subito, all’unisono, gridato : «Wojtyla!, Wojtyla!».
Sarebbe facile, a questo punto, continuare e provare a cercare chissà quante battute più o meno salaci. Ma, un po’ per pigrizia e un po’ perché oggi non sono dell’umore adatto, voglio fermarmi (così, tra l’altro, tranquillizzo anche il ggiovane Serpico che, poverino, è preoccupato della mia infanzia all’oratorio) anche perché, suvvia, non è bello prendere per il culo dei poveri infatuati e stare qui a ribadire che magari si trattava solo di un semplice falò. D’altra parte la pareidolia non è dominio dei soli credenti: non sono forse, anche quelli che non credono, convinti di vedere forme strane nel fumo di una sigaretta, tra le ombre di una roccia o tra i «nebmi e gli euri» (che parrebbe, detta così, una citazione foscoliana, ma in realtà è cosa molto meno alta) incantandosene?
É, haimé, l’illusione una tendenza istintiva che vale per me e per i cattolici (soprattutto per quelli polacchi) e che rende tutto relativo (a prescindere da quello che Ratzinger vuol farci credere).
relativismo, pareidolia, Wojtyla, falò, chiesa, Giovanni Paolo II, Ratzinger, papa
Christian Rocca, su Camillo, segnala quest’editoriale del Wall Street Journal in cui sono elencati tutti quelli che quest’anno, pur avendone i requisiti, non hanno vinto il premio Nobel per la Pace.
La lista – come potete leggere dall’articolo – è bella corposa e comprende: i monaci buddisti birmani («whose defiance against, and brutalization at the hands of, the country’s military junta» ); Morgan Tsvangirai, Arthur Mutambara e gli altri leader dell’opposizione nello Zimbabwe («who were arrested and in some cases beaten by police earlier this year while protesting peacefully against dictator Robert Mugabe» ) ; Padre Nguyen Van Ly, incarcerato quest’anno in Vietnam «and sentenced to eight years in prison for helping the pro-democracy group Block 8406» e molti altri ancora, tra cui Garry Kasparov «and the several hundred Russians who were arrested in April, and are continually harassed, for resisting President Vladimir Putin’s slide toward authoritarian rule», i presidenti di Ucraina e Georgia, Viktor Yushchenko e Mikhail Saakashvili, che – «despite the efforts of the Kremlin to undermine their young states» – cercano di resistere alla politica autoritaria di Putin «showed that democracy can put down deep roots in Russia’s backyard». E, ancora: i blogger cinesi («who run the risk of arrest by trying to bring uncensored information to their countrymen» ), il popolo iracheno («who bravely work to rebuild and reunite their country amid constant threats to themselves and their families from terrorists» ) e i libanesi vittime della strategia del terrore della Siria.
«Let us hope – conclude, sarcastico, il WSJ – they survive the coming year so that the Nobel Prize Committee might consider them for the 2008 award». Lo spero anch’io.
Wall Street Journal, Premio Nobel, Camillo, blog, Nobel Prize, Pace
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