Il protocollo sul welfare rappresenta «un passo indietro rispetto alle riforme precedenti». A dirlo è il direttore del Fondo monetario internazionale, Rodrigo Rato, che vede «rischi per la tenuta dei conti» italiani. In effetti, quel che sta accadendo intorno al protocollo siglato dal governo con le parti sociali ha - per non esser troppo sarcastici - dell’incredibile. Nel mentre si esaltava l’approvazione del testo da parte di una maggioranza di lavoratori il governo lo cambiava in 15 punti, senza consultare gli altri firmatari. Chiaramente a queste modifiche unilaterali si sono subito opposti gli imprenditori e, a ruota, la Cisl con tutti gli altri sindacati. Prodi, con una lettera su Repubblica, minimizzava sull’argomento, sostenendo che i cambiamenti al protocollo del 23 luglio erano in realtà solo «traduzioni» (manco che l’accordo fosse stato scritto in aramaico), di matrice e peso puramente linguistico e così facendo annunciava la sua marcia indietro.
Ora il Premier dovrà andare di nuovo in Consiglio dei ministri e, anche in questo caso, ne sono certo, se ne vedranno (e sentiranno) delle belle (a seconda dei punti di vista, chiaramente). In ogni caso pare evidente che la sinistra estrema - che aveva imposto le modifiche - non sarà affatto soddisfatta della marcia indietro (il che renderà ancora più accesa la contestazione che avrà luogo alla manifestazione di sabato prossimo).
Ancora una volta, insomma, Prodi è riuscito a scontentare tutti ma questa volta è riuscito in un’impresa a dir poco epocale: combinar casini su un argomento che avrebbe dovuto segnare un punto a suo favore. I-nau-di-to! I sindacalisti - persino quelli favorevoli alle modifiche apportate unilateralmente - non hanno potuto accettare il nuovo accordo perché altrimenti avrebbero mostrato di essere stati negoziatori incapaci. L’estrema sinistra ha dimostrato, nei fatti, che può ancora ottenere un cambiamento e quindi non lascerà tanto facilmente l’osso mentre gli imprenditori si sono sentiti, letteralmente, fregati. Un macello, insomma, che mostra, ancora una volta, l’impotenza un po’ arrogante di alcune impostazioni tecnocratiche che si sono perpetrate, più o meno platealmente, durante questi mesi di governo di centro-sinistra. Il repentino ritorno al testo originario, poi, è la più evidente delle dimostrazioni di una condizione d’impotenza e di isolamento che Prodi, politicamente, sta vivendo in questo periodo.
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