Daily Archive for ottobre 19th, 2007

…non sarebbe praticabile

Non ho avuto ancora tempo di leggere, con calma, le 20 pagine del disegno di legge sull’editoria che starebbe seminando «il panico in Rete». Il 12 ottobre scorso il governo ha approvato ed ha mandato all’esame del Parlamento un ddl che, una volta varato, cambierà le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. La notizia è stata ripresa anche da Punto Informatico anche se, per ora, ho letto, con attenzione, solo l’articolo di Aldo Fontanarosa (segnalato, stamani, via twitter da Napolux). Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, per evitare l’onda anomala di merda che gli sta per cadere in testa, dice che «lo spirito del nostro progetto non è» quello di tassare l’intero pianeta Internet: «Non abbiamo interesse a toccare – dice nell’intervista – i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile». Allora mi chiedo – ma credo che la mia sia la domanda che si pongono in parecchi – qual è questo cazzo di spirito del progetto? e, soprattutto, se sarebbe praticabile toccare i blog, Levi e compari lo farebbero?
Dice Fontarosa che «l’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito». É forse questo lo spirito del progetto? Sono veramente curioso di saperlo.

, , , , ,

Letto, confermato e sottoscritto…

interferenze cinesi…

DalaiLama.jpgL’incontro tra il presidente americano George W. Bush e il leader spirituale del buddismo tibetano, il Dalai Lama, manda su tutte le furie i dirigenti cinesi che, nei discorsi del loro congresso, hanno, esplicitamente, annunciato l’intenzione di aprire gli orizzonti, l’economia e i rapporti internazionali. «La decisione degli Stati Uniti – ha detto in una conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri Lu Jianchao – è una sfrontata interferenza negli affari interni della Cina, ferisce la sensibilità del popolo cinese e mina gravemente le relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti»: un modo per esprimere, platealmente, la peculiare concezione dell’autoritarismo del Partito Unico. I fatti sono noti. I mandarini di Pechino dopo aver occupato il territorio del Tibet e averlo annesso alla Repubblica popolare, hanno sostituito il Dalai Lama con un Lama fantoccio, che nessuno riconosce come guida spirituale se non le autorità del governo. La situazione che s’è venuta a creare è, davvero, paradossale (se non assurda): la Cina accusa gli Stati Uniti di interferire nei suoi affari interni quanto, nella realtà dei fatti, è del tutto evidente che se c’è stata un’interferenza inaccettabile è stata quella di un governo (quello cinese) che attraverso il suo ministero dei culti si è arrogato il diritto di nominare lama (e vescovi), come se fossero funzionari dello stato. É come se, volendo cercare un lontano parallelo con la storia del nostro paese, nel 1870, Vittorio Emanuele II, una volta occupata Roma per mano del generale Cadorna, avesse preteso anche di sostituire Pio IX e poi avesse considerato inaccettabile ogni relazione di altri stati con il legittimo pontefice. Assurdo. La comunità internazionale ha, nei fatti, accettato l’annessione del Tibet, ma non può assolutamente accettare che un governo – in violazione dei più elementari principi della libertà religiosa – interferisca in modo così brutale nelle vicende interne di una comunità di credenti.
«Siamo contro – ha sottolineato Jianchao – qualsiasi paese o individuo che prenda il tema del Tibet per intromettersi negli affari interni cinesi. Credo che il governo degli Stati Uniti ha molto chiara questa posizione”. Ma, mi domando, non è una legittima decisione autonoma quella degli Stati Uniti di ricevere chi vuole?
L’amministrazione Bush ha risposto alle accuse che arrivano da Pechino, informando che il presidente farà un discorso breve, che avrà come oggetto l’appoggio degli Usa a qualsiasi movimento in difesa dei diritti umani. Com’è il caso del «grande leader spirituale Dalai Lama». «Ammiro il Dalai Lama. Appoggio le libertà religiose e se posso – ha detto il presidente Bush – vado a tutte le cerimonie di consegna delle medaglie d’oro del Congresso. Ho detto al presidente cinese Hu Jintao che sarei andato a questa cerimonia, e gli ho spiegato anche perché, per rendere onore a quest’uomo. Ho detto a Hu che la tutela delle libertà religiose è nell’interesse della Cina, ho detto che dovrebbero incontrarlo, il Dalai Lama. Se si sedessero allo stesso tavolo con lui scoprirebbero che è un uomo di pace». Bush, incontrando e consegnando lui stesso la medaglia al Dalai Lama, ha mostrato che l’America non si fa condizionare dalle minacce, anche se provengono da una potenza economica in rapido sviluppo ed essenziale per la crescita mondiale. Non si tratta, quindi, di gesti gratuiti. Pur di esercitare una pressione sulla Cina per i diritti umani, Bush ha messo nel conto dei costi ed ha, inevitabilmente, esposto il suo paese a difficoltà diplomatiche con una potenza mondiale con la quale ormai esiste uno stretto rapporto di interdipendenza economica.
bush_dalailama.jpgTuttavia, da un punto di vista più politico e strategico, Bush è in tremendo affanno con la sua agenda, soprattutto in Asia. Migliori forze diplomatiche andrebbero, a mio avviso, spese in quel continente. La recente crisi birmana, infatti, se da un lato ha confermato l’attenzione della Casa Bianca per la causa della democrazia, ha anche, purtroppo (e tragicamente, direi) evidenziato l’impotenza, l’incapacità di condizionare (direttamente o attraverso i paesi “amici” ) gli eventi in quella zona del mondo, le cui speranze, paradossalmente, sono state tutte riposte in un intervento di Pechino per una soluzione “pacifica” della crisi.
Le reazioni nervose della Cina sono, indiscutibilmente, un indicatore di quanto questi gesti non siano affatto inutili o, semplicemente, come qualcuno sostiene, di propaganda. La stizza di Pechino dimostra che esiste, nei fatti, un’influenza temibile del Dalai Lama sul piano internazionale; i dirigenti cinesi temono il buddismo tibetano, ancor più dopo che i monaci buddisti birmani hanno dimostrato di poter mobilitare almeno le coscienze del mondo libero contro la Giunta militare a Yangon.
A parte gli interessi commerciali e strategici, se i monaci buddisti fossero riusciti, con la loro azione non violenta, a rovesciare il sanguinario regime birmano avrebbero, senza dubbio alcuno, potuto essere di esempio ai buddisti tibetani. In ogni caso, il conflitto tra i buddisti e la dittatura birmana ha fatto tornare di attualità la questione dei diritti umani in Tibet e, nei fatti, l’autorevolezza di cui gode il Dalai Lama nel mondo è oggi un pericolo concreto per il regime tibetano.
Il 2008 – lo ricordava anche Ivan sul suo blog – sarà l’anno delle Olimpiadi in Cina e qualcuno propone al mondo libero di minacciare il boicottaggio. «La Cina – argomenta Goffredo Bettini in un’intervista rilasciata all’Unità – è il supporto fondamentale della dittatura birmana e l’Occidente è troppo prudente. Anche l’Italia continua a fare i suoi business come se nulla fosse. Non capisco come si possa, senza atti concreti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi» Un’idea che, a mio avviso, non deve apparire né irrealistica («E allora contro la dittatura cinese – si chiede con punta d’ironia Emma Bonino – verso i cinesi stessi cosa boicottiamo?» ) , né inutile («un’idea priva del senso delle proporzioni, credo che prima di parlare di boicottaggio bisogna riflettere bene – ha dichiarato il viceministro degli esteri Ugo Intini – sugli effetti dell’isolamento e sul fatto che del boicottaggio dell’Italia non si accorgerebbe nessuno se non i nostri atleti» ) o controproducente. Sarebbe utile, a mio avviso, che in maniera coordinata Usa, Ue insieme alle democrazie asiatiche svolgessero, finalmente, una seria azione volta a obiettivi di concreta apertura, soprattutto per quanto riguarda la libertà d’espressione e i diritti umani. In Italia, ministri attenti soprattutto alla bilancia commerciale, come D’Alema e Bonino, tentano di screditare l’ipotesi, equiparandola a un embargo, o, comunque, a un totale isolamento della Cina, che nessuno, chiaramente, auspica né, tanto meno, sarebbe nelle condizioni di attuare.

, , , , , , , , , , , ,