Un po’ di rispetto, eccheccezzo! Sembra questa, in ultima analisi, l’autorevole punto di vista di Messori pubblicato stamani su Il Corriere della Sera in merito alla polemica sollevata, negli ultimi giorni, da alcune rivelazioni contenute nel libro di Sergio Luzzatto sulla vita del frate di Pietralcina.
Padre Pio è, incontestabilmente, il Santo per antonomasia, divinità assoluta e incontrastata del foltissimo gregge cattolico, l’icona sacra della quasi totalità dei camionisti italiani che, affianco a (pregevoli) calendari, del capo apache e del lupo albino con lo sguardo rivolto all’orizzonte, sulle cabine dei loro Tir appiccicano gigantografie col faccione del beato frate. «Non possiamo più prescindere – scrive Messori – dalla presenza enigmatica di un frate che pur non si mosse, per mezzo secolo, da un disadorno convento nel Sud più profondo. È ovunque: nelle gigantografie dei Tir sulle autostrade e nelle cornicette d’argento sui tavoli dei Vip, nel borsellino della massaia e nel portafoglio del professore. C’è, qui, il mistero di una presenza carismatica che stringe da vicino una infinità di vite». É vero. É verissimo. Quello dei camionisti (ma anche quello dei Vip, per carità ) è mestiere duro, faticoso e, per certi aspetti, spossante. Neutralizzare così, con un libro, il loro santo protettore non è cosa né buona né giusta. Far passare il fraticello per un donnaiolo, sadico e schizofrenico (oltre che narciso) é scorretto, porcamiseria! Come fare? Per salvare capre e cavoli mettiamola in questo modo: l’acido fenico che il cappuccino si faceva consegnare sotto banco dal farmacista, gli serviva per accecare il diavolo durante gli incontri di wrestling che aveva nella sua celletta. E tutti vissero felici e contenti.
Padre Pio, Messori, Corriere della Sera, Pietralcina, Sergio Luzzatto
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