un’ordalia con la solita assoluzione poi cassata…

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Su il Foglio di stamani:

Al direttore - Ho ricevuto da Contrada una lettera in cui mi descrive il suo stato di salute. Sopporta una grave ischemia celebrale che gli ha leso il nervo ottico, impedendogli la lettura, unica consolazione nel carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere. Non conosco Contrada, ne ho letto sui giornali e l’ho visto in tv. Ho con lui un carteggio da circa sei mesi. Ha 76 anni. E’ malato, cardiopatico. In carcere dopo 15 anni di processi. So che il Foglio già si occupò di lui. Chiedo non solo che venga fatta vera giustizia sulla sua vicenda, ma che almeno venga rimandato a casa, con i suoi cari, e tolto dai ceppi. C’è gente a spasso per fatti – questi sì, grandi e conclamati – gravissimi. Siccome l’iter giudiziario è stato a lui sfavorevole allora è colpevole. E’ un teorema che il Foglio non ha accettato per Sofri e penso non possa accettare per Bruno Contrada. Grazie.

Bruno Calchera, Milano

Non lo accettiamo, infatti, e pensiamo che Contrada dovrebbe essere in libertà o, in subordine, ai domiciliari. Quello non fu un processo, fu un’ordalia con la solita assoluzione poi cassata. I cittadini riprocessati e ricondannati dopo un’assoluzione dovrebbero essere tutti liberi, perché c’è ipso facto un ragionevole dubbio sulla loro successiva condanna.

Giuliano Ferrara, 26 ott. 2007

Chi ha avuto modo di seguire, su Radio Radicale, la vicenda processuale di Bruno Contrada non può che esser d’accordo con Giuliano Ferrara. Il suo ragionamento non fa una piega ed ha una sua innegabile forza logica. Lo sottoscrivo. Anche se, ne sono certo, ci saranno in giro fior fiori di giustizialisti pronti - con altrettanto valide motivazioni, si capisce - a ribattere, punto per punto, alle dichiarazioni del direttore.

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