«La vita umana - recita il Catechismo (Catechismo, 2270) - deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento». É questo quello che un buon cattolico avrebbe l’obbligo morale di dire ed è questo, nelle prime battute, quello che scrive stamani Giuseppe Anzani sulle colonne di Avvenire per discutere (e riflettere) sulle parole pronunciate ieri da Sua Santità sull’obiezione di coscienza dei farmacisti cattolici. «Il magistero del pontefice della Chiesa cattolica - scrive Anzani, nella sua “omelia” - ha come intonazione profonda il vangelo, e la fedeltà al vangelo vuole coerenza alla verità, costi quel che costi, e obbedienza “Deo magis quam hominibus”». Ed è proprio facendo appello alla «coerenza alla verità» che mi pare giusto riflettere su quel «modo assoluto» al rispetto per la vita richiamato, appunto, nel Catechismo. «L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte - Catechismo, 2267 -, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani». Sicché non v’è da rintracciare alcuna ipocrisia nel fatto che la Santa Sede intessa rapporti con Pechino («Le Autorità civili - scrive il Pontefice - sono ben consapevoli che la Chiesa, nel suo insegnamento, invita i fedeli ad essere buoni cittadini, collaboratori rispettosi e attivi del bene comune nel loro Paese» ) affinché ai «cittadini cattolici» sia garantito «il pieno esercizio della loro fede, nel rispetto di un’autentica libertà religiosa», nonostante che in Cina - e questo è un particolare di non poco conto - siano state eseguite, nel solo 2006, almeno cinquemila esecuzioni capitali. É vero, però, che il pieno esercizio della fede («nel rispetto di un’autentica libertà religiosa», appunto) imporrebbe ad ogni buon cattolico di dire espressamente che «la cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave» (Catechismo, 2272): «Non si può tacere - ha detto, coerentemente, ieri Benedetto XVI - sulle molecole che cancellano la vita di una persona o evitano l’annidamento dell’embrione». «Nel campo dei rapporti sociali - è Anzani questa volta a parlare -, al bivio delle scelte cruciali fra una condotta che altri pretendono e che la coscienza rifiuta come ingiusta, il primato della legge morale traccia la via esigente del dovere, fino al sacrificio». Bene. Fatto sta però che in Cina, nel solo 2006, sarebbero stati praticati dieci milioni di aborti. Qualche cosa, qui, non torna: da un lato si chiede il rispetto per la vita e dall’altro si mettono in atto compromessi con «le Autorità civili» di Pechino senza provare, minimamente, a dissentire su questioni etiche (il che la dice lunga su quale “autenticità” sia la “libertà religiosa” per la quale si sta trattando). Bieco opportunismo? E cos’altro? Non è del resto con questa tattica che la casta parassita dei chierici è riuscita a vivere e a pascere per più di due millenni?
Chiesa, Cina, Aborto, Pena di Morte, catechismo, Avvenire, Benedetto XVI, Opportunismo, Contraddizioni










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2 commenti
penso comunque che se io ad un farmacista presenti una ricetta medica con un farmaco che puo salvarmi la vita non puo assolutamente rifiutarsi di darmela!!! gli farei ritirare la licenza… o sbaglio???
@canedaguardia: stamani, dalle colonne di Repubblica, Michele Serra ha detto - molto meglio di me - quello che c’era da dire su quest’ennesima “invasione di campo” di Ratzinger.