Monthly Archive for novembre, 2007

bestiale…

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«…i sondaggi dell’altro giorno ci danno al 34,8 per cento»

Silvio Berlusconi

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la situazione di Forleo non è buona…

forleo.jpg«I giudici che indagano su fatti così importanti andrebbero sostenuti, più che indagati». La dichiarazione che avete appena letto é di uno che la sa lunga sugli ambienti giudiziari ché lui, prima di stare nell’attuale governo come Ministro delle Infrastrutture, la toga l’indossava pure lui. Di Pietro – perchè, ovviamente, è di lui che stiamo parlando – con quest’intervista (da cui è tratto il virgolettato precedente) chiarisce bene lo stato di confusione – o, se volete, contribuisce a spiegarne le ragioni – che s’è venuto a creare intorno al “caso Forleo“. L’ex pm di Mani Pulite nel difendere una sua ex collega usa (e non a caso) il verbo indagare – come se fosse compito dei giudici farlo – e sottintende, nel suo ragionamento, che l’attacco alla Forleo sia un attacco fatto alle inchieste sulle scalate bancarie del 2005 - come se quelle inchieste fossero tutte appannaggio della Forleo e non della procura della Repubblica di Milano. Tutto questo chiacchiericco, amplificato e distorto dai riflettori degli studi televisivi, non ha fatto altro che ingarbugliare la faccenda sicché – ed è opinione di molti – l’azione disciplinare promossa contro la Forleo non sarebbe altro che una manovra politica ispirata da “ambienti istituzionali” che vogliono screditarla. Eppure l’inchiesta – quella stessa inchiesta su cui ha lavorato il gip di Milano – sarà presto dinnanzi al giudice per le indagini preliminari.
L’ordinanza della Forleo, dice il procuratore generale della Cassazione è “abnorme” e anche se il suo non è un giudizio condiviso da molti degli addetti ai lavori, è pur sempre un giudizio autorevole – soggetto a regole e a controlli – che andrà, semmai, confutato dal Csm. Quello che purtroppo in tutta questa storia s’è perso di vista è che esistono delle procedure (a tutela di tutti) e una macchina giudiziaria preposta – per legge – a vagliare il rispetto o il dispetto delle normative. Il protagonismo del giudice milanese – la Forleo, dico – le sue ipotesi, i complotti diffusi a piena voce sui talk show, le lacrime, l’isterismo, il chiacchiericcio, le querele a raffiche (gestite, quest’ultime, da un’altra femmina feroce, Giulia Bongiorno) non hanno fatto altro che creare un “caso Forleo” che, paradossalmente, ha ottenuto il disastroso effetto di oscurare gli interrogativi – più che legittimi – sulle scalate bancarie (si veda, a tal proposito, il post di Maurizio). Se oggi tutti s’interrogano sul futuro della Forleo e non s’interessano più su che cos’è accaduto nel 2005 è opera del caos e degli schizzi di merda (abbondanti) che sono conseguiti dal fracasso autoprodotto dal gip stesso. Insomma, per farla breve, se non fosse esistito un “caso Forleo” la politica avrebbe dovuto faticare parecchio per inventarne uno.

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…come il tacchino nel giorno del ringraziamento

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Pare sia diventato un rito, come il tacchino nel giorno del ringraziamento. Ogni presidente americano nell’ultimo anno di mandato non potendo far nulla si occupa dell’unica cosa per cui non c’è più nulla da fare: il negoziato israelo-palestinese.

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voir la vie en rose…

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Leggi ad personam…

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I principi fondamentali della legge Merlin restano invariati: libertà di prostituirsi, lotta agli sfruttatori. Viene aggiunta una nota, diciamo così, sociale: visto l’aumento della prostituzione maschile (soprattutto minorile), nelle norme in cui si parla di prostituzione s’è deciso di sostituire il termine “donna” con quello di “persona”.

La Repubblica, 28 novembre 2007

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don Marco e la lobby laicista…

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Hanno beccato un altro prete pedofilo, ma la notizia va presa con le dovute cautele perché oramai è noto che nella stragrande maggioranza dei casi il prete non centra nulla, é vittima di un’infame calunnia ordita ad arte dalla lobby laicista che – a quanto pare – addestra bambine e, soprattutto, bambini per questo infame scopo.
Stavolta nella viscida tela della lobby è cascato don Marco Baresi, «un sacerdote conosciuto e stimato – spiegano il vescovo e il vicario generale di Brescia – da moltissime persone»; il trentottenne sacerdote, vicedirettore del seminario di Brescia, viene accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e di detenzione di materiale pedopornografico. Però – ve lo ripeto – vedrete che, a Dio piacendo, la calunnia alla fine si rivelerà per quello che é: il minore confessa di essere stato addestrato a tal fine, rivelerà i nomi dei mandanti, e si scoprirà che le foto custodite gelosamente dal chierico stavano lì a buon diritto, ché don Marco era assistente di don Fortunato Di Noto. Del resto l’ha detto, chiaramente, anche monsignor Riboldi, vescovo emerito di Acerra: «la Chiesa non va criminalizzata anche se attualmente è in atto una strategia diabolica volta a colpirla nel suo complesso».
Si vedrà: al momento, il mio granitico garantismo non mi permette di esprimere giudizi al riguardo. Però – sia chiaro – vi invito tutti a prendere seriamente in considerazione il fatto che il povero don Baresi sia stato vittima di una diabolica e meschina strategia e come tale possa essere innocente. Ma non aspettiamoci delicatezze né, tanto meno, sofismi da parte della lobby laicista: attenuanti a favore di don Baresi saranno trattate come carta straccia, ché il fine della lobby – oramai è chiaro – è quello di colpire mortalmente la Chiesa mostrando a tutti che le mele marce che s’annidano tra i chierici sono molte di più di quelle (ancora) sane. Così – e vedrete che ho ragione – ben presto spunterà qualcuno di quelli li che tutto stizzito e con la bava alla bocca, a gran voce, chiederà beffardo: «Ma ’sto seminario in cui il prete s’inculava il bambino era esente da Ici?».

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l’indispensabile…

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«Sì, ma senza la preziosa esperienza di uomini come Sandro Bondi non si va da nessuna parte».

Daniele Capezzone

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prete elettrico…

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«Di notte, metto un filo nella presa – dice Baba Mangal Das, del tempio di Ram Janaki – e inserisco l’altra parte in bocca, in un orecchio o sotto l’ascella. Senza le scosse mi rigiro nel letto e non riesco a prendere sonno»

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…lei lo rifarebbe?

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In base a quanto ipotizzato e dimostrato dal prof. Fernando de Felice dell’Università di Padova (lo dice Zeeya Merali su New Scientist) i viaggi nel tempo sono una effettiva possibilità, ché non c’è nulla nelle leggi fisiche che li proibisca. Non è ancora cosa per umani ma, a quanto pare, i fotoni riescono, da soli e con successo, ad andarsene a zonzo per il tempo ché loro riescono a sfruttare bene le proprietà delle singolarità nude legate al collasso delle stelle al centro dei buchi neri.
La possibilità di ritornare al passato sarà valutata (e sfruttata) diversamente da ciascuno di noi: dipende dal proprio passato, dal presente e – per chi ritiene di averne ancora uno – dal futuro. Bello? Mica tanto. Non tanto, sia ben chiaro, per le potenzialità della scoperta, quanto piuttosto per alcune conseguenze. Il vero assillo, per quel che mi riguarda, è che in seguito all’applicazione di questa scoperta, domande fesse come «lei lo rifarebbe?», oppure «che cosa avrebbe fatto quel tale se fosse vissuto oggi?» assumeranno, improvvisamente, senso.

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la linea dura è vincente…

04.JPG.jpgIn seguito ad alcuni tafferugli scoppiati al suo interno, l’università della Sorbonne rimarrà chiusa fino a lunedì. I facinorosi volevano raggiungere le aule dove c’erano alcuni manifestanti che protestavano contro le riforme (l’autonomia ammistrativa degli atenei e l’abolizione dei regimi pensionistici speciali) volute dal presidente Sarkozy. «Questi studenti – precisa la nota del rettore – fanno ogni giorno uso della forza, e questa mattina hanno fatto ricorso alla violenza fisica contro coloro che volevano seguire i loro corsi». Ecco un esempio di come le frange estremistiche e ideologizzate degli studenti si battono per il famigerato “diritto” allo studio.
Intanto, mentre alcuni studenti facevano chiudere la Sorbona, i sindacati francesi hanno deciso di far cessare la protesta contro l’abolizione dei regimi pensionistici speciali (anche perché, a quanto pare, la protesta stava esaurendosi autonomamente): le cifre della partecipazione agli scioperi stavano diventando imbarazzanti.
E’ stato ad ogni modo aperto un tavolo negoziale tra governo, sindacati e imprese, ma gli obiettivi della riforma non si toccano. Con le riforme, in Francia, non si scherza: il governo di François Fillon non ha mai traballato, non ci sono state sbavature nella linea di Sarkozy, la squadra è rimasta compatta. «Ho assunto – ha dichiarato il presidente Sarkozy – degli impegni, intendo assolverli. La riforma non poteva più essere differita. Questa riforma si farà perché è equa e perché è necessaria». Sarkozy è stato abile a dimostrare fermezza, a non dare l’idea di cedimento, e a non usare toni trionfalistici, per non fare il gioco di una protesta che da sola non è riuscita a raccogliere la solidarietà dell’opinione pubblica. La strategia vincente è stata quella di provare a parlare, direttamente, ai francesi. Ora partirà per la Cina, ma al suo ritorno ha già annunciato che darà una risposta “all’angoscia” dei francesi per la diminuzione del potere d’acquisto, l’occupazione, la crescita e annunciando l’azione di governo per i prossimi mesi.
Lo ha notato, giustamente, Nicola Porro su il Giornale: la linea dura è vincente, soprattutto se gli obiettivi politici sono chiari. In tal modo il governo «non appare arrogante e sindacati e massimalisti vengono spinti verso forme di protesta più radicali che fanno loro perdere ogni minimo consenso da parte dell’opinione pubblica».

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