Sarà colpa, ne son certo, del cambio stagione: abbiamo riposto le nostre magliettine rosso zafferano in qualche valigia e così, d’incanto, ci sono passati di mente i monaci buddisti birmani che – accidenti a loro: potevano avvertirci prima? – l’altro ieri sono ritornati di nuovo a manifestare per chiedere la liberazione di Aung San Suu Kyi.
Non solo. Distratti dai fatti nostri c’è sfuggito pure che, a Caracas, decine di migliaia di venezuelani (vero Shaindel? ) sono scesi in piazza per protestare contro la nuova costituzione voluta da Chavez (a sua immagine e somiglianza) per permettere la sua rielezione un numero indefinito di volte (manco il supremo zar Putin è arrivato a tanto).
É nell’indifferenza generale che nasce una dittatura. Oggi c’è qualcuno che sta rischiando la vita per impedirlo. Prima o poi, un domani – quando ci sveglieremo tutti e riusciremo a vedere la realtà delle cose – ci toccherà, tra l’incredulità e lo sconforto, sostenerli. La domanda è banale: non sarebbe stato meglio farlo prima?
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