Stefano Folli nel suo “Il Punto” su il Sole 24 Ore di stamani, commentando il dibattito sulla sicurezza (legato al fenomeno degli immigrati rumeni) tra Fassino e Fini avvenuto negli studi di Parta a Porta, lunedì sera, scrive: «Il fine politico del partito “riformista” è quello di allontanarsi, anche sul piano psicologico, dall’abbraccio con Rifondazione. E per cominciare il terreno della sicurezza è quello che ha l’impatto più immediato presso l’opinione pubblica». La questione è interessante ed è spunto di riflessione per quel «vocazione maggioritaria» di cui Veltroni ha sempre parlato per il suo neonato partito. L’idea del sindaco-leader è chiara: governare da solo, o con qualche gregario che si riesce a raccattare strada facendo tanto per raggiungere la maggioranza in Parlamento (il 40 per cento pare sia il target dichiarato) ma - ed è questo il punto - senza nessun veto politico o di ricatto. I sondaggi, però, parlano chiaro: per ora il Pd è al disotto del 30 per cento (il che rende l’obiettivo di Veltroni abbastanza arduo). La domanda da porsi allora è abbastanza semplice: dove e come Veltroni riuscirà a trovare quei nuovi consensi che gli garantirebbero un’autonomia politica Dc-style? Ragioniamo (per quel che possiamo, chiaramente). Da quello che s’è capito dal suo discorso di Milano, Veltroni non pensa certamente ad allearsi con questo o con quell’altro partito. Il suo piano è abbastanza limpido (almeno così appare): attirare cittadini a prescindere dalla loro idea politica. Peccato, però, che ci sia un piccolo grande problema di fondo: riuscirà Veltroni a convincere, con le sue idee, una parte dell’elettorato di sinistra (quello che gravita attorno alla Cosa Rossa) ad abbandonare i vecchi schieramenti d’appartenenza per approdare nella sua orbita? E se pure ci riuscisse, non sarebbe, numericamente parlando, poca cosa?
Veltroni, stando così le cose, dovrà, necessariamente, guardare alla sua destra proponendo idee e politiche in grado di convincere gli elettori che finora hanno votato Berlusconi e compagnia cantata a votare per lui. La domanda da cui siamo partiti, allora, va, necessariamente, a questo punto, posta in modo diverso: perché molti milioni di elettori dovrebbero lasciare la CdL - proprio ora che la nave berlusconiana è vicinissima al porto - per approdare nel Pd? E soprattutto: se pure Veltroni riuscisse ad attirare a se elettori del centrodestra sarebbe il suo un bilancio tutto in positivo o ci sarebbero (come io credo) anche delle migrazioni - delle perdite - di suoi elettori a sinistra?
É probabile (molto probabile) che Veltroni pensi di avere dalla sua il vantaggio della novità: il solo fatto che sia arrivato lui, siccome è nato questo nuovo partito (che poi tanto nuovo non é ), l’Italia tutta dovrebbe fare questo reset-politico incondizionato e rivalutare le proprie posizioni, più o meno radicate (magari convincendosi che le idee di Walter sono le migliori sulla piazza). Una sorta di anno zero, insomma, che però - e questo Walter dovrebbe saperlo - almeno nella cronologia degli storici non c’è mai stato.
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