Questa pagina vuota parla di cose che non esistono
oppure di cose che esistono, ma sulle quali l’autore non ha niente da dire.
Istvàn Örkény, Novelle da un minuto.
Bisognerebbe, ogni tanto, imporsi di scrivere sullo scrivere: sembra un esercizio sterile e invece è fondamentale: è scrivere su tutto. I meme - questi esercizi a modulo - sono un ottimo pretesto per esercitarsi in tal senso ed è proprio con questo spirito che rispondo a Francesco che ieri mi chiedeva qual era il senso (sempre che ce ne sia uno) del mio bloggare, ovvero perché, nella sostanza, ho sentito il bisogno di aprire un blog.
La ragione prima è stata, senza dubbio alcuno, la curiosità. Dopo diversi anni di scrittura privata, ho cominciato a licenziare qualche rigo nella forma epistolare. Volendo, può essere un esercizio eccezionale per la scrittura. Nella forma breve - ne parlavo un giorno di questi con Mauro - bisogna arrivare al controllo di ogni singolo dettaglio ed è un’officina utilissima. Si sente, però, col tempo la necessità di svincolarsi da questa forma di scrittura (ché sembra di essere diventato un caratterista della scrittura) e fu così che provai a diluire i miei pensieri in righe e righe di post su di un blog. Questa è stata una delle ragioni per cui ho aperto Diary: una reazione ad un modo di scrivere che, inevitabilmente, m’era venuto a noia. Che poi - detto tra noi - non considero Diary un blog in senso stretto (un blog serio ha una certa proporzione tra numeri di accessi, di presenza nelle blogroll altrui e di commenti ai post - questa proporzione Diary non la rispetta e, fatti alla mano, pare non voglia), ma un diario (appunto) civile e un po’ sprucido (soprattutto negli ultimi tempi: sarà l’età ), e allo stesso tempo un quadernetto di esercizi di stile (più o meno mal riusciti). A volte - me ne rendo conto dai pochissimi commenti che ricevo - sono estremamente prolisso: il fatto è che molto spesso, quando scrivo, lascio fare, bado solo - per quel che posso - a tenere il controllo sul ritmo e sui fondamentali. Sostanzialmente, se a leggere un lunghissimo pezzo c’è un solo lettore, mi sento appagato. Non era così, invece, quando iniziai (credo che i primi post risalgono a tre anni fa. Uso blogspot da settembre del 2004): allora cercavo di capire anche (se non soprattutto) le dinamiche della blogosfera e mi divertivo tantissimo a infiocchettare post per attirare visitatori (e, tanto per rispondere ad un’altra domanda del meme, penso proprio che quelli li - i primi, intendo - siano i post di cui mi vergogno un pochino). La prima cosa che scrissi su Diary, invece, pare esprimesse una sorta di dichiarazione su alcuni obiettivi che m’avevano spinto ad aprire il blog stesso (in un certo senso - a dimostrazione del fatto che non si deve buttare mai un cazzo di quello che si scrive ché poi ti ritorna utile, col tempo - rispondevo al meme oggetto di questo post, insomma): «Ritengo necessario - mi pare di ricordare che scrissi - sperimentare ed imparare sul campo». Ricordo che l’emozione era forte; un po’ come quando da bambino mi divertivo - mettendo a dura prova la pazienza di qualche amico di famiglia - a capire cos’è che muoveva l’interesse di tanti per le cosiddette “radio libere“: quell’ambiente era decisamente stimolante e molti giovani in quegli anni (era l’inizio degli anni 80) trovavano terreno fertile per comunicare, confrontarsi, scoprire. Bei tempi. Ecco, a volerla dire tutta, considero l’esperienza di Diary il riscatto di quella parte di me che, perché troppo piccolo allora, non ha potuto godere appieno di un’esperienza formativa così completa e stimolante quale fu quella della comunicazione, un po’ pirata e un po’ anarchica, con le radio libere.
Ultimamente - qualche mio sparuto affezionato lettore se ne sarà reso conto - ho deciso di abbandonare lo stile del politically correct e ho cercato di dare un ritmo nuovo (almeno ci provo) ai post che pubblico su queste pagine. Non mi interessavano più i temi in classe messi in bella per ricevere, magari, l’immancabile sfilza di “sottoscrivo”. Essere come la Chiesa di Laodicea (Ap 3, 14-22) - quella che non è né calda, né fredda, almeno fosse calda o fredda, ma giacché non è né calda né fredda il Signore la vomiterà dalla sua bocca - non mi esaltava e così ho iniziato a menar giù forte a colpi, decisi, di sciabolate: ecco, per ora (non è detto che lo siano per sempre), sono questi ultimi i post che più mi piacciono.
Lo schema del meme, a questo punto, imporrebbe di nominare altri blogger così da generare un pochino di caos intorno a quest’argomento. Siccome, però, sono un po’ stronzo (o, a seconda dei punti di vista, troppo fesso) mi limiterò a chiuderlo qui senza nominare nessuno (contenti, vero? ).
(Ben inteso: chi vuole favorire lo faccia senza remore. Nei modi e nei termini che meglio crede).










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3 commenti
Come sempre hai sfornato un bellissimo post, complimentoni Biagio!
se i tuoi post sono “mal riusciti” i miei allora sono da
(
) Incredibile come hai preso il meme e l’hai trasformato in un post targato Raucci :happy:
Grazie Mauro. Sei sempre troppo gentile.
…è puro protagonismo. Della peggiore specie, direi.