stretti tra due debolezze…

prodi.jpgL’editoriale di Federico Geremia su La Stampa di stamani mi offre lo spunto per commentare quello che, in questi giorni, sta avvenendo al Senato nel corso della votazione della finanziaria e, più in generale, sulla situazione attuale della politica italiana. Scrive Geremia: «ieri, a conclusione dell’ennesima maratona in Senato, una sperimentata legge della politica ha confermato che [...] due debolezze a confronto producono [...] stallo, paralisi, oppure - nella migliore delle ipotesi - un movimento faticoso e lento verso l’obiettivo prefissato». La questione è particolarmente delicata e non ci vogliono certamente politologi con i controcoglioni per dire quella che è un’ovvietà che è, oramai, sotto gli occhi di tutti da troppo tempo: il sistema politico italiano - per come sono messe le cose - è condannato a una permanente doppia debolezza. Quella del governo e quella dell’opposizione.
Se il prof tra oggi e domani incassa il “si” del Senato - nonostante le “mani libere” di Lamberto Dini e i distinguo dei soliti senatori dissidenti - per lui e i suoi ministri sarà, chiaramente, un successo strepitoso. Palazzo Chigi avrà il diritto - tutto ciò è normale - di compiacersi per la vittoria politica più e più volte messa in discussione (gufata, se preferite) dalla CdL. É anche vero, però, che chi governa commetterebbe un gravissimo errore se ritenesse l’eventuale “pericolo scampato” della finanziaria come un segnale di solidità rinnovata (e ritrovata) della compagine governativa. Purtroppo - per noi e per Prodi - i problemi restano e sono sempre gli stessi: il governo, da questa ipotetica vittoria, ne uscirebbe, politicamente, così come v’è entrato (il che é tutto dire). Le vicissitudini della finanziaria, semmai, hanno dimostrato che il Parlamento vive una condizione di sostanziale paralisi e - come ci faceva notare Geremia - la debolezza del governo si rispecchia paro paro sull’opposizione. Entrambi gli schieramenti si vomitano addosso, vicendevolmente, i loro limiti, le loro inadeguatezze e tutto questo (ridicolo e indegno) spettacolo mostra l’immagine di una politica asfittica e non all’altezza dei suoi compiti.
In questi giorni c’è stato un gran parlare sulla riforma della legge elettorale (vista, da molti, come la causa di tutti i mali di questo paese) ma, con questi attori, é meglio non illudersi troppo ché una nuova legge elettorale - anche se necessaria - non potrà, da sola, restituire al sistema politico la vitalità perduta.
berlusconi.jpgÉ ovvio che se Berlusconi, a questo punto, riuscisse, in extremis, a scippare la sua vittoria (di Pirro) lo scenario che si avrebbe sarebbe, con molta probabilità, assolutamente non dissimile a quello attuale. Un governo di centro-destra, magari dopo elezioni affrettate (che, detto tra noi, ritengo improbabili) avrebbe un esecutivo sfilacciato da dissidi interni e - grazie a questo schifo di legge elettorale - anche una risicatissima maggioranza al Senato. Le due debolezze tornerebbero a manifestarsi (a parte invertite, questa volta). Insomma, per dirla tutta, in questo clima balordo e sciatto comunque vada il cazzo in culo, come sempre, sarebbe tutto appannaggio del Paese che, impotente, sarebbe chiamato ad assistere ad un eterno rimpallo che l’accompagnerebbe, inesorabilmente, ad un lento declino.
Allegria!

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