Con la manifestazione di domani la sinistra (massimalista) di governo assieme ai no-global sono riusciti a saldare alla mistica di Carlo Giuliani la sfiga di Gabriele Sandri. Un ragazzo ucciso, il primo, da un carabiniere contro il quale stava scagliando un estintore e un tifoso, il secondo, vittima di un gesto finora incomprensibile d’un poliziotto.
Pur di affermare la leggenda nera della polizia assassina – già insita nella richiesta d’una commissione parlamentare su fatti oggetti già d’indagine da parte della magistratura – si è disposti anche a stravolgere la realtà: accomunare i tragici omicidi dei due ragazzi è cosa vile e strumentale. Il povero Sandri non stava, fino a prova contraria, né lanciando un estintore né, tanto meno, stava assaltando un defender dei Carabinieri: quando è stato ucciso dormiva per i cazzi suoi sul sedile posteriore di un’automobile.
Martedì scorso quel disobbediente di Luca Casarini sosteneva che l’omicidio di Sandri fosse una ragione in più per ritornare a Genova: «alla luce di quanto è successo ad Arezzo – sono le sue testuali parole – sarà una grande manifestazione proprio su questo tema: l’impunità della polizia e delle forze dell’ordine in generale».
C’è una sottile linea che separa il cinismo della strumentalizzazione dalla responsabilità all’istigazione. Quella linea è talmente sottile che quel disobbediente di Casarini non è in grado di percepirla.
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