Ieri, con un colpo di scena clamoroso (è l’aggettivo più usato e abusato sui giornali di stamani) Berlusconi ha annunciato la nascita di un nuovo soggetto politico che – è nelle intenzioni dichiarate del Cav. – dovrebbe raccogliere tutto il centrodestra: «chiediamo a tutti – ha detto Berlusconi – di mettere da parte ogni timore e ogni remora: questo è quello che la gente vuole».
Se non è una presa per il culo, dobbiamo supporre – è la logica che ce lo chiede – che Berlusconi abbia un preciso piano politico e il suo agire non sia del tutto irrazionale ma, nella sostanza, serva «a mettere i suoi riottosi alleati – sono le parole usate, stamani, dal prof. Angelo Panebianco – in un vicolo cieco, obbligandoli a confrontarsi col fatto che senza di lui non possono andare da nessuna parte».
Penso che l’intuizione di Panebianco sia corretta: il Cav. punta alle elezioni anticipate o, in mancanza, alla legge elettorale che uscirebbe dal referendum. In entrambi i casi, gli alleati sarebbero costretti a compattarsi dietro di lui. L’accordo con Veltroni, a quanto pare, sarebbe possibile nel momento in cui a Berlusconi venisse offerta la testa di Prodi su di un piatto d’argento con su inciso la data delle prossime elezioni, altrimenti «anche contro alcuni (ex) alleati, potrebbe – secondo Panebianco – scegliere il referendum». In tal caso, per come si stanno mettendo le cose, “il Partito del Popolo delle Libertà” (perdinci, un nome più semplice e meno ridicolo no, vero? ) sarà semplicemente il nuovo contenitore entro cui raccogliere le macerie della morente CdL.
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