Chi scrive, purtroppo, non dispone degli strumenti divinatori che servirebbero per offrire ai suoi lettori una previsione attendibile circa la nuova intrapresa da Berlusconi – che in verità si risolve in un esercizio di immobilismo retorico – e per valutarne gli effetti di ricaduta sul sistema politico. Per ora che il giocattolo è ancora tutto incellofanato, non vale la pena spendersi in analisi troppo fini. Sbaglieremmo: il rischio è tanto visto la volubilità degli attori in scena. Però sul nome del partito - su quello si - possiamo provare, con calma, ad imbastire un minimo di ragionamento per cercar - senza sembrar troppo prevenuti - di trarre dall’analisi qualche (inquietante) presagio.
Partito del Popolo della Libertà, (Pdl, per gli amici) pare essere il nome scelto per la nuova creatura: «Nascerà una nuova formazione - ha spiegato ieri sera Berlusconi - che si chiamerà “Il popolo della libertà”». Pare ovvio, allora, domandarsi – ditemi se sbaglio – che cosa vorrà dire, da oggi in poi, essere liberalpopolari ché – anche qui correggetemi, se mi cogliete in errore –, detto tra noi, suona come un ossimoro: ma quando mai i liberali - partito d’elite per eccellenza - sono riusciti ad essere anche popolari? Mah. Oramai - basta girarsi intorno per rendersene conto -, si può mettere insieme quello che si vuole: comunisti e democristiani, Mastella e Diliberto, liberali e popolari, Voltaire e Rousseau. Siamo, è il caso di dirlo, alla degenerazione (più che alla disgregazione) come unico metodo di riforma del sistema politico. Pur di cambiare si è disposti anche a peggiorare: è l’apoteosi della politica del lifting, la chirurgia plastica istituzionalizzata, quella delle tardone che si tirano ogni lembo di pelle fino all’inverosimile per assomigliarsi, alla fine, tutte quante.
Ed è chiaro - dopo la conferenza di ieri - quale sia stata la ragione, il fine, di tutta questa vicenda: trovare un pretesto per scendere a patti con Veltroni e intavolare un discorso sulle riforme assieme al centrosinistra. Ché dopo una anno e mezzo di spallate anche le ossa più robuste cominciano ad incrinarsi, anche i Sandro Bondi più estasiati iniziano a rompersi il cazzo. Certamente non è la svolta che uno si aspettava, però, se ciò può servire ad organizzarsi per le riforme, ben venga anche il Pdl.
Sul nome, dicevo, volevo ragionare e su quello, per finire, ritorno. Come chiameremo, da oggi in poi, i “forzisti” di ieri? Pidiellini? oppure popolarlibertini? Io propenderei per la seconda opzione ché, a dire il vero, come epiteto non è mica poi tanto male. L’ottimismo m’induce a rivoltare il quadro ed a misurarne l’unica parte che mi sembra apprezzabile e popolararlibertini, come aggettivo, mi piace perché mi riporta alla mente quella ragazza tanto cara del Tuscolano citata in Mamma Roma da Pier Paolo Pasolini: «A chi le ha messe le “corna”, quella? Ar popolo de Roma»…
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