Mi permetto di dire che i Savoia sono
come le patate: la parte migliore sta sottoterra.
(Diego Cugia, Zomberos)
Credo che sia giusto, se non sensato, l’atteggiamento con cui parecchi hanno accolto le richieste di Casa Savoia. Dal sorriso muto - ma bastardamente beffardo -, all’indignato scrollar di capo, e fino al franco - ma tanto liberatorio - «togliti dai coglioni, dinastia del cazzo», mi pare che tutti
abbiano colto il punto nevralgico della (squallida) faccenda. I fatti sono noti: il re (quello che fu pizzicato a spartirsi soldi con magnacci e biscazzieri, e che già aveva ammazzato un ragazzo con la sua reale carabina) vuole 170 milioni di euro dalla Repubblica italiana – e il suo diletto pargolo, il principe del sottaceto, ne chiede altri 90 – come risarcimento a ciò che i sudditi hanno tolto alla Casa Reale; e nel pacchetto regale i gentiluomini hanno calcolato pure il danno esistenziale che ne è loro derivato, dall’essere stati mandati via a calci in culo dal Bel Paese; e hanno accompagnato la richiesta con la loro abituale bella faccia di culo (ché poi, a ben pensarci, solo quella c’hanno); e – ed è questo un dettaglio di non poco conto – hanno condito il tutto con un inevitabile e quasi scontato (ché a loro, par di capire, i soldi fanno schifo) buon intento: il ricavato di questa richiesta sarebbe destinato ad una fondazione che li destinerebbe «in opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate». Pensateci per un momento e ditemi - come io credo - se non sia la stessa cosa che fanno gli eredi dell’espropriato Stato Pontificio: pretendono (mica li chiedono quelli li) soldi dalla Repubblica Italiana colla scusa delle opere caritatevoli.
Io lo sostengo da tempo: a questi signori (agli uni e agli altri) la Storia ha fatto troppo sconto, si sono trovati davanti dei galantuomini capaci di tener a freno i più (giustamente) incazzati. É pur vero che quelli che pensavano che fosse necessario «impiccare l’ultimo re con le budella dell’ultimo prete» erano un tantino esaltati, e si esprimevano in modo oltre che volgare anche facilone e provocatorio. Giusto è stato, quindi, tenerli a freno. Ma, forse, costoro - senza far della facile dietrologia - avevano intuito che certi pezzi di merda sono restii a morire se non li si affoga nel loro stesso sangue. Sarà il caso, allora, di riconsiderarne le ragioni e, semmai, starli ad ascoltare perché prima o poi anche questi repubblicani storici busseranno alle nostre porte per chiederci un giusto risarcimento. E per dirci - giustamente -: «vi avevamo avvertiti».
Anticlericali, Casa Savoia, Risarcimento, Ballarò, Vittorio Emanuele, Emanuele Filiberto










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8 commenti
Ci mancavano solo questi.
Che se ne tornino da dove sono venuti
Ma rispediamoli indietro a calci nel culo !!!
sempre più convinto che l’errore fu fatto all’epoca, gli si tagliava la capoccia e via. una dinastia oltretutto abbastanzza monnezzara, se si considera che si dovettero vendere casa alla Francia per pagare i debiti.
ed anche perchè hanno promulgato il regio decreto 246 del 21 febbraio 1938 sulla disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni.
lo stesso re che dopo il crollo del governo Mussolini è scappato per paura che l’uccidessero e ha abbandonato il popolo e l’esercito italiano???
Ah Shaindel! Ma che staddì? Ma che te pare che i Savoia oltre alla faccia da cazzo c’hanno anche il dono dell’immortalità? Ma c’hai presente che la guerra è finita nel 1945?
Tornando ai discorsi seri: Propongo una petizione per rispedirli da dove vengono, in Savoia, via dall’Italia.
fatto bene a ricordare i fatti dell’anno scorso
Gli eredi di cassa Savoia…
http://firmiamo.it/savoiaesiliamolidinuovo