«…i sondaggi dell’altro giorno ci danno al 34,8 per cento»
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«…i sondaggi dell’altro giorno ci danno al 34,8 per cento»
«I giudici che indagano su fatti così importanti andrebbero sostenuti, più che indagati». La dichiarazione che avete appena letto é di uno che la sa lunga sugli ambienti giudiziari ché lui, prima di stare nell’attuale governo come Ministro delle Infrastrutture, la toga l’indossava pure lui. Di Pietro – perchè, ovviamente, è di lui che stiamo parlando – con quest’intervista (da cui è tratto il virgolettato precedente) chiarisce bene lo stato di confusione – o, se volete, contribuisce a spiegarne le ragioni – che s’è venuto a creare intorno al “caso Forleo“. L’ex pm di Mani Pulite nel difendere una sua ex collega usa (e non a caso) il verbo indagare – come se fosse compito dei giudici farlo – e sottintende, nel suo ragionamento, che l’attacco alla Forleo sia un attacco fatto alle inchieste sulle scalate bancarie del 2005 - come se quelle inchieste fossero tutte appannaggio della Forleo e non della procura della Repubblica di Milano. Tutto questo chiacchiericco, amplificato e distorto dai riflettori degli studi televisivi, non ha fatto altro che ingarbugliare la faccenda sicché – ed è opinione di molti – l’azione disciplinare promossa contro la Forleo non sarebbe altro che una manovra politica ispirata da “ambienti istituzionali” che vogliono screditarla. Eppure l’inchiesta – quella stessa inchiesta su cui ha lavorato il gip di Milano – sarà presto dinnanzi al giudice per le indagini preliminari.
L’ordinanza della Forleo, dice il procuratore generale della Cassazione è “abnorme” e anche se il suo non è un giudizio condiviso da molti degli addetti ai lavori, è pur sempre un giudizio autorevole – soggetto a regole e a controlli – che andrà, semmai, confutato dal Csm. Quello che purtroppo in tutta questa storia s’è perso di vista è che esistono delle procedure (a tutela di tutti) e una macchina giudiziaria preposta – per legge – a vagliare il rispetto o il dispetto delle normative. Il protagonismo del giudice milanese – la Forleo, dico – le sue ipotesi, i complotti diffusi a piena voce sui talk show, le lacrime, l’isterismo, il chiacchiericcio, le querele a raffiche (gestite, quest’ultime, da un’altra femmina feroce, Giulia Bongiorno) non hanno fatto altro che creare un “caso Forleo” che, paradossalmente, ha ottenuto il disastroso effetto di oscurare gli interrogativi – più che legittimi – sulle scalate bancarie (si veda, a tal proposito, il post di Maurizio). Se oggi tutti s’interrogano sul futuro della Forleo e non s’interessano più su che cos’è accaduto nel 2005 è opera del caos e degli schizzi di merda (abbondanti) che sono conseguiti dal fracasso autoprodotto dal gip stesso. Insomma, per farla breve, se non fosse esistito un “caso Forleo” la politica avrebbe dovuto faticare parecchio per inventarne uno.
Clementina Forleo, Inchieste bancarie, Milano, Cassazione, Di Pietro, Politica, Corruzione
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