Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell’altro…

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«Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro, mediante molteplici interazioni sono concatenate una con l’altra. Nessuno vive da solo. Nessuno pecca da solo. Nessuno viene salvato da solo. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, dico, faccio, opero. E viceversa, la mia vita entra in quella degli altri: nel male come nel bene. [...] Non è mai troppo tardi per toccare il cuore dell’altro né è mai inutile.
Così si chiarisce ulteriormente un elemento importante del concetto cristiano di speranza. [...] La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati [...]?
»

Benedictus PP. XVI Spe salvi, 48

È come dire che non c’è speranza ad esser lasciati in pace; c’è sempre qualcuno che si sente in dovere di salvarti costi quel che costi. Perché il suo concetto di salvezza - superfluo dirlo - è l’unico valido e peraltro dalla tua salvezza ne consegue anche la sua di salvezza. Un tuo rifiuto è una sconfitta per lui: metti a rischio la sua salvezza e questo lui non può permettertelo: è assolutamente indispensabile che tu ti faccia toccare il cuore voglia o non voglia.
È così che la speranza del cristiano s’incatena a quella del peccatore e almeno la speranza di farti toccare gliela devi dare. Non puoi aspettarti che egli si rassegni davanti ad un tuo «no, grazie». Il buon cristiano ha un dovere che toglie a te il diritto di mandarlo a cagare… e suvvia non farlo penare più di tanto: daglielo ’sto cuore.

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2 commenti

  1. Pubblicato 1 Dicembre 2007 alle 14:50 | Permalink

    non ho ancora letto l’enciclica ma il tuo post è bello .ciao

  2. Pubblicato 2 Dicembre 2007 alle 07:29 | Permalink

    Grazie ivan. L’enciclica merita d’esser letta: i primi dodici paragrafi sono abbastanza noiosi - si capisce che il professorino di teologia con quelle s’è solo sgranchito le mani - poi il resto merita una (ri-)lettura profonda e meditata ché ci sono certe sciabolate che manco i talebani sanno come sferrarle. C’ho un paio di paginette del mio quadernino pieno zeppe di note e da qualcuna di queste, forse, verrà fuori, prossimamente, qualche post.

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