Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”.
Considerare blasfemo uno spot come quello della Red Bull è da fondamentalisti se si considera, ad esempio, che ci sono in giro pubblicità in cui San Pietro appare come un qualunque portinaio – con tutto il rispetto per i portinai – che prepara il caffé ai condomini. Ma, al di là delle (facili) critiche e del fatto che un chierico qualunque possa decidere – in Italia, solo in Italia – di bloccare lo spot natalizio di una bibita quello che qui volevo sottolineare è il fatto che Don Marco Damanti – questo è il nome del chierico fustigatore – deve aver letto poco e male i sacri testi, o forse ne ha conservato un ricordo piuttosto confuso, diciamo, per esser gentili, a cazzo di cane. Il Vangelo secondo Matteo è l’unica fonte biblica – quindi manco a dire che ne doveva leggere tanti di testi sacri – a descrivere l’episodio dell’adorazione. Matteo – il versetto è riportato in testa a questo post – parla di alcuni Magi: «non fornisce il numero esatto dei Magi – si legge da wikipedia – ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di alcuni Magi dall’oriente (μαγοι απο ανατολων )».
«L’immagine della sacra famiglia – ha dichiarato don Marco Damanti – è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani». Sticazzi!
Quello che è interessante osservare è che la bocciatura (51 a 49%) del
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