Qui c’è poco da fare. O Prodi inizia seriamente a pensare ad una strategia di ripiegamento e di ricambio tra le fila della sua maggioranza (virtuale) o accetta di perdere dignità e credibilità giorno per giorno. Tertium non datur.
versione 2.0
Qui c’è poco da fare. O Prodi inizia seriamente a pensare ad una strategia di ripiegamento e di ricambio tra le fila della sua maggioranza (virtuale) o accetta di perdere dignità e credibilità giorno per giorno. Tertium non datur.
«Il ministro della salute Livia Turco – riporto dall’Ansa del 05 dicembre – ha disposto, in accordo con la Regione Calabria, una ispezione all’ospedale di Vibo Valentia, dove è morta, “per cause ancora non chiarite” Eva Ruscio», la ragazza sedicenne ricoverata per un banale accesso tonsillare. Eppure – ce lo ricordano i giornali di stamani – a maggio di quest’anno la stessa ministro Turco aveva commissionato un’altra ispezione in quello stesso ospedale il cui esito – dell’ispezione, intendo – , per dirla in breve, era stato, più che pesantissimo, categorico: abbattete l’ospedale!
A legger queste brutte cose – ché morire a sedici anni per una tonsillite è cosa da terzo mondo – t’accorgi e ti convinci sempre più (è quasi un riflesso più che un’implicazione logica) che queste ispezioni ministeriali non servono a un cazzo. A parte – sia ben inteso – di consentire al ministro ispezionante di andar dicendo (a favore di telecamera, mi raccomando) che lui ha disposto un’ispezione (per pararsi il culo, s’intende).
Un atto che avrebbe lo scopo d’infondere fiducia viene da tutti, paradossalmente, percepito come un segnale di sfiducia ché il suo esito – a quanto pare – aleggia nel vuoto prima di perdersi nel nulla. Quel che rimane – è lì immobile: evidente e putrefatto come la morte – è invece lo spreco che l’ispezione ha generato che sarà accertato – dico accertato mica punito -, com’è prassi oramai, da un altro ministro che predisporrà all’uopo la sua bella ispezione.
Vibo Valentia, Eva Ruscio, Sanità, Regione Calabria, ispezioni ministeriali, Livia Turco
«Beppe Grillo? Un buffone, in senso classico naturalmente, che ha saltato lo steccato. Chi fa satira deve restare separato dal potere. Grillo ha sbagliato. E si è trasformato in un predicatore: è una grossa perdita. Quando metteva a fuoco i costumi e i difetti degli italiani, lo faceva con tante modulazioni diverse ed era grande. Basterebbe ricordare “Te la do io l’America”. Oggi è un predicatore e ha un tono solo, è monocromo. E poi che bisogno c’è di urlare? La comicità non ne ha bisogno, è di per sé violenza».
Paolo Rossi, L’Espresso dell’11 ottobre 2007
Paolo Rossi, Beppe Grillo, predicatore, politica, satira, buffone
«Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede e il cardinal Martini ti comunica il senso di questo fascino…». Così Massimo D’Alema qualche giorno fa. Ieri dalle colonne dell’Unità, amareggiato dalle polemiche «da cortile mediatico» ha aggiunto: «Mi dispiace che mi venga attribuita un’improvvisa svolta clericale».
Sarà mica – domando ai miei lettori – che la svolta non è stata poi così repentina? (magari, che ne so, Massimino sta ancora svoltando).
D’Alema, coppie di fatto, nozze gay, fede, governo, cattolico
Prima d’incontrare, per l’ultima volta, il suo boia è stato umiliato davanti a tutti: portato in giro per le strade della cittadina sopra un asino. L’esecuzione – lo dicono i giornalai – è stata frettolosa. La famiglia è stata avvertita solo un’ora dopo che il boia aveva fatto il suo sporco lavoro. Durante l’esecuzione – ché c’era poco tempo per le formalità – non era presente nemmeno l’avvocato del condannato.
Tanto era forte il desiderio di vederlo col cappio al collo, penzolante dalla forca, che non si è atteso un nuovo giudizio chiesto dall’ayatolla (moderatamente conservatore) Mahmud Hashemi Shahrudi in persona che, meno di un mese fa – era il 15 Novembre di quest’anno – aveva già fermato la mano lesta del boia.
Il ragazzo – aveva appena vent’anni – si chiamava Makwan ed era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva appena 13 anni. E pensare che meno di tre mesi fa Ahmadinejad, in un contestatissimo discorso tenuto presso la Columbia University, aveva affermato che i gay non sono perseguitati nel suo Paese “perché non esistono” (vivi. Aggiungo io).
Iran, Makwan, gay, esecuzione capitale, impiccagione, Ahmadinejad
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