«Il ministro della salute Livia Turco - riporto dall’Ansa del 05 dicembre - ha disposto, in accordo con la Regione Calabria, una ispezione all’ospedale di Vibo Valentia, dove è morta, “per cause ancora non chiarite” Eva Ruscio», la ragazza sedicenne ricoverata per un banale accesso tonsillare. Eppure - ce lo ricordano i giornali di stamani - a maggio di quest’anno la stessa ministro Turco aveva commissionato un’altra ispezione in quello stesso ospedale il cui esito - dell’ispezione, intendo - , per dirla in breve, era stato, più che pesantissimo, categorico: abbattete l’ospedale!
A legger queste brutte cose - ché morire a sedici anni per una tonsillite è cosa da terzo mondo - t’accorgi e ti convinci sempre più (è quasi un riflesso più che un’implicazione logica) che queste ispezioni ministeriali non servono a un cazzo. A parte - sia ben inteso - di consentire al ministro ispezionante di andar dicendo (a favore di telecamera, mi raccomando) che lui ha disposto un’ispezione (per pararsi il culo, s’intende).
Un atto che avrebbe lo scopo d’infondere fiducia viene da tutti, paradossalmente, percepito come un segnale di sfiducia ché il suo esito - a quanto pare - aleggia nel vuoto prima di perdersi nel nulla. Quel che rimane - è lì immobile: evidente e putrefatto come la morte - è invece lo spreco che l’ispezione ha generato che sarà accertato - dico accertato mica punito -, com’è prassi oramai, da un altro ministro che predisporrà all’uopo la sua bella ispezione.
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