La libertà assoluta – recita la regola – consiste nel «vivere e morire nella gloria dell’outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico»; quella relativa, invece, sta tutta nell’accettare il fatto di essere «tecnicamente indipendenti ma [...] dipendenti in senso stretto o soggetti, quando lavoratori autonomi, a un rapporto coordinato e continuativo che ammette la possibilità contrattuale di essere sciolto da chi investe e paga».
Quello dell’outsider – ne converrete – sarà anche una posizione scomoda ma anche quella del (tecnicamente) libero non dev’essere un bel vivere ché a mangiar merda tutti i giorni non dev’essere né salutare né piacevole. Siete d’accordo? il discorso vi convince? e invece sbagliate perché – e questa è la notizia – c’è qualcuno in giro che pur essendo da anni in questa condizione – quella del libero mangiatore di sterco, dico – non si lamenta né si vergogna anzi, candido come una colomba, va scrivendo in giro sui giornali altrui d’essere pure «molto contento».
Giuliano Ferrara, La Repubblica, Daniele Luttazzi, La7, Decameron, censura
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