«Foto hard nel pc: l’ultimo segreto di Alberto Stasi». Così titola, stamani, La Stampa. Cose da starci male tutto il giorno ché un conto è l’alibi che vacilla e altra cosa, invece, è scoprire che uno con la faccia da bravo ragazzo (anche se per tutti colpevole fino a prova contraria) custodisca gelosamente sul suo pc foto oscene.
Se però si mette da parte il dispiacere – distogliendo, per un attimo, lo sguardo dall’immagine degli occhi diabolici del ragazzetto – e ci si lascia trascinare dalla libidine di scoprire che cazzo c’abbia di così sconcertante Alberto sul suo pc – ché, in fondo, a tutti piace guardare nel buco della serratura -, ci s’immerge, fiduciosi (e con la bava alla bocca), nella lettura dell’articolo di Claudio Bressani e si scopre – orrore degli orrori – che nella mattina del 13 agosto di quest’anno per «tre minuti» – dico per tre minuti – Alberto avrebbe contemplato «l’immagine di una donna seminuda» che aveva salvato – l’impunito – sul suo pc. Se-mi-nu-da, capito? Se-mi-nu-da!
Dico: ma se non le guarda un ragazzo di 24 anni le foto di donne seminude, chi cazzo volete che le guardi? E poi, mi chiedo, era un particolare così fondamentale da svelare ai fini dell’indagine? se invece della donnina in abiti succinti il ragazzo si fosse soffermato a guardare la foto di un quadro di San Sebastiano sarebbe cambiato qualche cosa? Mah…
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