…it seems not to love itself

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Scrive Ian Fisher sul NYT: gli italiani non credono più alla loro arte di arrangiarsi e l’Italia, più vecchia e più povera, «seems not to love itself». Un giudizio freddo, crudele ma - è brutto ammetterlo - vero. Non a caso sono questi giudizi che ci costringono a chiuderci a riccio, che ci indispettiscono e ci fanno rivoltare le viscere ché non é bello sentirsi rinfacciare certe cose, soprattutto, dalla stampa straniera (anche se autorevolissima). Abituati come siamo ai vecchi stereotipi - pizza, spaghetti, mafia e sole - un po’ ci girano i coglioni se qualcuno prova a tirare le fila di quello che vede in giro o che legge sui giornali: un paese con un governo che è talmente debole che non riesce neanche a cadere; un paese in cui il capo dell’opposizione, per il solo fatto di essere indagato, va dicendo nelle piazze che la colpa è della magistratura e non sua; un paese dove lo slogan più fortunato è un vaffanculo; un paese dove ogni trattativa finisce con un rinvio che poi nasconde una concessione estorta ai danni di una classe politica debole; un paese che oltre a tre giorni di serrata deve subire pure l’aumento dei prezzi; un paese in cui si raccomandano subrettine per corrompere dei senatori; un paese dove ogni decisione politica dev’essere soppesata per giorni ché se un qualunque Mastella s’offende si rischia la crisi; un paese in cui per protesta si assaltano le caserme. Ditemi voi, in tutta onestà, cosa dovrebbe pensare un inviato di un giornale straniero che vive con noi queste (assurde) vicende. Lo chiamano malessere - scrive Fisher - ma in realtà è qualche cosa di molto più subdolo e crudele. É un sentire comune intimamente legato allo stato di un sistema politico ridicolizzato e sbeffeggiato, in perenne transizione; il tutto poi condizionato da un umore generale che peggiora di giorno in giorno. É una (brutta) situazione che ci frena e ci deprime; crea frizione e ci conduce allo sbandamento. Segno evidente che ci manca qualcuno in grado di fornirci una rotta.

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Un commento

  1. Pubblicato 16 Dicembre 2007 alle 19:56 | Permalink

    se dicessi rivoluzione mi arresterebbero… non lo dico ma lo penso…

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