La pubblicità comparativa - dice la legge - è quella modalità di comunicazione pubblicitaria con la quale un’impresa promuove i propri beni o servizi mettendoli a confronto con quelli dei concorrenti. Tanto per esser concreti, abbozzando un esempio, quando Sua Santità afferma che «fare “della felicità un idolo”, come fa chi si rifugia nei paradisi artificiali della droga, allontana definitivamente dalla “vera gioia”, che invece è in chi ama gli altri come insegna il messaggio evangelico» fa pubblicità comparativa ché – potete scommetterci l’anima – il paradiso che ci propone (…bianco che più bianco non si può) è meglio - a suo dire - degli altri (quello contrabbandato dai pusher, intendo): non illusorio e dunque non artificiale. Il tutto, chiaramente, a prescindere dai morti (martiri e non) che hanno fatto, in tutti questi secoli, quelli che hanno sostituito Dio alla felicità individuale.
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