Con una pacatezza e un’amabilità encomiabili, Eugenio Scalfari, ieri sera da Giuliano Ferrara a Otto e mezzo, ha chiaramente esposto le ragioni del suo non credere. «La cultura religiosa – ha affermato il fondatore di la Repubblica – è una parte del tutto. Io sono non credente e vivo completamente soddisfatto del non credere; poi sono insoddisfatto di tante altre cose, ma questo non centra. Non mi pare che la presenza della cultura religiosa a me dia un di più. Anzi, alcune volte, l’insistenza, l’inframmettenza e la superbia di possedere la verità assoluta, invece, mi danno molto fastidio». Asciutto, chiaro e preciso. Punto.
A nulla sono valse le subdole insidie disseminate durante il discorso dall’ateo-credente Ferrara: sono risultate armi spuntate, prive d’efficacia e innoque per il saggio laicista. E anche quando, durante la discussione, il furbasto – Giuliano Ferrara, intendo – ha cercato d’invischiare il suo acuto interlocutore nella appiccicosa rete della sofistica («Affermare Dio ed escludere Dio sono due modi di essere religiosi…»
è bastato sfoderare l’arma del relativismo («Io dico semplicemente che la mia forma non prevede Dio. Dio può esserci per altre forme; per me non c’è…»
per render vano ogni costruzione dell’assoluto: il cagnolino, segnandosi con la croce, s’è subito ammansito ed è arretrato – piccoletto – con la coda tra le gambe e le orecchie abbassate. Non solo. L’amabile Scalfari – e qui l’encomio ci sta tutto – non è stato li solo a parar colpi ma, quando ha potuto, ha sferrato pure lui il suo bel fendente – acuto e pungente – come quando, ad esempio, ha chiesto a Ferrara quand’è che finalmente si sarebbe deciso a confessare la sua conversione: «Mi domando – perché vedo che lei accentua molto su questo tema – con ansia (per lei), quand’è che ci dirà che s’è avvicinato ai sacramenti e li pratica». Come a dire – ma, sia ben chiaro, questo Scalfari non l’ha assolutamente detto e se (come credo) l’ha pensato non l’ha fatto nel modo rozzo con cui io lo sto per scrivere: «prima di frantumarmi i coglioni costringendomi a parlare della mia fede, per estorcermi un atto di fede che per me non c’è, perché, di grazia, non metti finalmente in chiaro la tua ambigua posizione?». Chapeau!
Eugenio Scalfari, Otto e mezzo, fede, relativismo, ateismo, assolutismo, La7
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