Ho appena finito di ascoltare, dal sito dell’Espresso, la registrazione audio dell’intercettazione telefonica di una telefonata tra l’ex direttore di RaiFiction, Agostino Saccà, e Silvio Berlusconi. Sinceramente – dico davvero – provo un senso di disgusto e di vergogna. É stato come mettersi ad origliare dietro ad una porta chiusa e la cosa, credetemi, mi ha sempre fatto tanto schifo. Il fatto è che non capisco, sinceramente, perché e come si sia potuti arrivare a tanto: diffondere una telefonata privata è cosa vigliacca e grottesca. Suvvia, cazzo, a tutto c’è un limite (anche se si tratta di gettar merda addosso a Berlusconi). Mi riesce davvero difficile comprendere le ragioni – se ci sono – che possono aver giustificato una violazione così sfacciata sia del buongusto che della riservatezza: siamo forse noi tutti titolati (o, in qualche modo, chiamati) a giudicare, nel merito, il contenuto dell’intercettazione? L’unica cosa che possiamo fare, una volta appagata la morbosa curiosità, è emettere il nostro giudizio morale – e un tal tipo di giudizio, con tutto il rispetto, mi fa rivoltare letteralmente le viscere. Insomma, giusto per dirla tutta: che cazzo possiamo farcene noi della telefonata tra Agostino e Silvio? ovvero: era veramente necessario ascoltare la telefonata per capire l’andazzo delle cose? Mah!
Credetemi: il solo fatto che ognuno di noi possa ascoltare quella conversazione mi fa – sono sincero – molto più ribrezzo del contenuto della telefonata stessa (che, comunque – sia ben chiaro – non approvo). Metti poi che mi tocca, per una volta, dare pure ragione a Berlusconi… Che amarezza!
Berlusconi, intercettazione, telefonata, Agostino Saccà, raccomandazioni
Commenti recenti