Concedere la grazia a Bruno Contrada – a prescindere dall’opinione che si può nutrire sulla conclusione alla quale è giunta la prima Corte d’Appello di Palermo nel febbraio dell’anno scorso – più che un cedimento dello Stato mostrerebbe – in modo inequivocabile, direi – la netta differenza tra lo spirito di giustizia (oltre che umanitario) che deve contraddistinguere le istituzioni democratiche dalle ignobili pratiche vendicative mafiose.
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