quando la grazia è giustizia…

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Concedere la grazia a Bruno Contrada - a prescindere dall’opinione che si può nutrire sulla conclusione alla quale è giunta la prima Corte d’Appello di Palermo nel febbraio dell’anno scorso - più che un cedimento dello Stato mostrerebbe - in modo inequivocabile, direi - la netta differenza tra lo spirito di giustizia (oltre che umanitario) che deve contraddistinguere le istituzioni democratiche dalle ignobili pratiche vendicative mafiose.

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6 commenti

  1. Pubblicato 27 Dicembre 2007 alle 19:56 | Permalink

    Io penso che la grazia debba essere subordinata a pentimento e ammissione di colpevolezza. A scarcerare per motivi di salute, se non sbaglio, ci dovrebbe pensare il magistrato di vigilanza.
    Tutti questi pareri a favore della grazia da parte di persone che stimo autorevoli mi fanno sentire un forcaiolo

  2. Pubblicato 27 Dicembre 2007 alle 19:57 | Permalink

    a proposito, bella la nuova grafica

  3. Pubblicato 27 Dicembre 2007 alle 22:30 | Permalink

    @anonimo: Grazie per l’apprezzamento della nuova grafica.
    Non so se hai avuto modo, a suo tempo, di seguire gli speciali proposti da Radio Radicale (qui c’è l’archivio completo). In tempi non sospetti scrissi questo: e tanto mi basta per affermare che - al di la, lo ripeto, di come si voglia giudicare la sentenza - non è giusto accanirsi contro un pover’uomo in fin di vita.
    Se l’intransigenza di alcuni familiari di giudici si può comprendere, bisogna anche tener conto del fatto che Contrada - anche ammettendo la sua piena colpevolezza - anche se il reato che gli è ascritto (concorso esterno in associazione mafiosa) fosse qualcosa di più concreto , per le condizioni in cui versa non sarebbe in alcun modo in grado di danneggiare (vuoi per grazia, vuoi per differimento della pena per motivi di salute) la lotta alla mafia.

  4. Pubblicato 3 Gennaio 2008 alle 00:26 | Permalink

    @Biagio
    mi chiedo quanti sono gli ergastolani senza nome che versano in cattive condizioni di salute e come vengono trattati… non credo che abbiano la grazia.. secondo me sarebbe logico adottare le stesse soluzioni anche in questo caso.
    dal mio punto di vista le sentenze possono essere sbagliate, e comunque diventano definitive dopo tre radi di giudizio, però la giustizia, anche se non perfetta, non si può fare a colpi di indulti, grazie, favori, giudici spostati ed inquisiti: è un pessimo messaggio, che paradossalmente fa crescere l’arroganza di chi vive in spregio delle leggi.
    saluti luigibio

  5. Pubblicato 3 Gennaio 2008 alle 06:38 | Permalink

    «I diritti civili - scriveva Pasolini - sono in sostanza i diritti degli altri»: accettare che uno - solo uno - muori in carcere senza avere le cure necessarie per poter vivere gli ultimi giorni dignitosamente, da persona libera, non è giustizia ma infinita cattiveria: è, in una parola, vendetta. Non capire questo paradosso morale è non accettare i fondamenti liberali e democratici di uno Stato civile. «Chi si scandalizza - cito ancora Pasolini da Processo anche a Donat Cattin a p. 139 – è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato».

  6. Pubblicato 4 Gennaio 2008 alle 23:57 | Permalink

    @Biagio
    concordo pienamente sul fatto che a tutti debba essere consentito di vivere la malattia, soprattutto se grave, in maniera dignitosa, ma la sospensione della pena o gli arresti domicialiari credo siano la prassi comune. La grazia mi sembra un provvedimanto di ben altra portata: cioè mi sembra che lo stato perdoni… è questo che trovo contestabile e cioè che il caso venga affrontato in maniera diversa rispetto alla normale prassi e con un provvedimento che sembra quasi un favore ad personam. La legge deve essere uguale per tutti ed i provvedimenti ad personam, che nell’utlimo periodo sembrano moltiplicarsi, creano a maggior ragione la sensazione di un’Italia matrigna…

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