Alcuni lettori di questo bloghetto (ne ho la certezza) sapranno già che Lucio Dalla è un cattolico con i controcazzi. Io – a torto – manco me lo immaginavo. Anzi, dirò di più, ero assolutamente convinto del contrario. E invece – ignorante che sono! – devo ricredermi e fare pubblica ammenda ché il noto cantante – professionista, come ama lui precisare – non solo cerca di «contrastare ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che, lamentabilmente, mortificano purtroppo i nostri tempi», ma è anche un affiliato all’Opus Dei.
Dalla, nella sua lunga intervista rilasciata a papanews.it, precisa, tra le tante cose, che lui – il professionista, appunto – non è «mai stato né marxista, né comunista». «Se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra – dice Lucio Dalla – è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato. Punto». Sarà ma a me la cosa non mi convince ché una canzone come Itaca, ad esempio, non era forse «una metafora della ribellione del proletariato (i marinai di Ulisse) agli industriali (appunto Ulisse)»? Ma, sia ben chiaro, non ho assolutamente voglia né di polemizzare né – e ci mancherebbe – di stare qui a mettere in discussione quanto dichiarato dal professionista. Mi limito soltanto a riflettere, ad imparare ed appianare le mie immense lacune, portandomi dentro le mie più profonde contraddizioni che tra un po’ di anni mi condurranno, è inevitabile, ad affiliarmi all’Opus Dei. E magari allora anch’io, illuminato come non mai e forte nella fede, sarò capace di scrivere versi come questi:
«Prima di salir le scale mi son fermato a guardare una stella
sono molto preoccupato, il silenzio m’ingrossava la cappella.
Ho fatto le mie scale tre alla volta, mi son steso sul divano,
ho chiuso un poco gli occhi, e con dolcezza è partita la mia mano.»
Versi ispirati. Versi da professionisti. Appunto.
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