«Quando un laico si erige a maestro di morale sbaglia spesso: i laici possono essere soltanto discepoli»
Josemaría Escrivá de Balaguer, Cammino
Quella qui riportata è una massima del fondatore dell’Opus Dei (la numero 61, per esser precisi, tratta dal deliziosissimo libro Cammino) ed è – spero ne converrete – tesi alquanto imbarazzante (se non assurda) da sostenere. Ci provava a giustificarla, nell’ottobre del 2002, Luigi Accattoli sulle colonne del Corriere. Con una faccia da culo inaudita, il giornalista – fervente cattolico – per discolpare l’allora ventinovenne autore (quasi come se a ventinove anni non si abbia la maturità e lo spirito critico sufficienti per prendersi – almeno – le responsabilità di quello che si va scrivendo), ne additava la diretta responsabilità al suo – di Escrivá, intendo – direttore spirituale. «Non so se lei conosce – dichiarava il cattolico Accattoli – l’edizione critico-storica di Cammino, recentemente pubblicata. Lì si spiega che questo punto fu scritto da Josemaría Escrivá nel 1931, quando aveva 29 anni, seguendo un’idea del suo direttore spirituale. Certamente, in quell’epoca, la teologia morale era strettamente collegata alla confessione sacramentale, e quindi ai confessori, ed è in questo senso che va interpretata la frase»…
Non potete immaginare quanto mi diverte vederli arrampicarsi sugli specchi.
Laico, Josemaría Escrivá de Balaguer, Cammino, Accattoli, Chiesa, Opus Dei










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Un commento
A me l’ha detto un prete poco tempo fa, fraintendendo un mio comportamento…non con le stesse parole, ma quasi… Ho risposto che rimango credente, perchè la mia fede mi aiuta nel quotidiano e non per dimostrare di essere migliore dei preti. Quelli sani.