…mi devo preoccupare?

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Scopro solo ora – sono uno che arriva sempre in ritardo, io – che Wikipedia può, volendo, implementare – in modo però, si badi, da non dover sacrificar nessuno – anche l’arte dell’aruspicina: basta cliccare dalla pagina principale su “Una voce a caso” e cercar di trarre una previsione per un particolare evento o per certe norme di condotta . Al primo colpo, a me è capitato Revoca, che – riporto paro paro – «è un atto amministrativo di 2° grado [...], con il quale viene ritirato, con efficacia non retroattiva (ex nunc, cioè “da ora, da questo momento” ), un atto amministrativo». Cazzarola! Dite che mi devo preoccupare?

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il primo politico di spicco…

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«Mi riconosco pienamente nelle parole del cardinale Camillo Ruini, intervenuto nel dibattito aperto dalla proposta di Giuliano Ferrara sulla difesa della vita». Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi è il primo politico di spicco a raccogliere le parole del cardinale.

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Chi-se-ne-frega…

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Nel mentre per motivi inauditi, Giuliano Ferrara s’asteneva dall’impinguarsi come ogni buon cristiano – mentre scrivo, però, mi piace immaginarlo attorniato da ogni ben di dio intento ad ingozzarsi per recuperare gli etti perduti – , ha trovato – Ferrara, dico – la forza e la lucidità necessari per rispondere ad un inopportuno Marco Travaglio che – e lo racconto in termini abbastanza grossolani – ha sostenuto che un disgraziato che si ammala in carcere, un Contrada qualunque, è niente meno che un povero sfigato, e che – come ogni sfigato che si rispetti – deve morire lì se la pena non è stata scontata per intero (…tanto peggio per lui, chi-se-ne-frega). Ferrara, invece, dalle colonne del suo giornale ha – giustamente – sostenuto che Contrada andrebbe scarcerato perché le gravi condizioni di salute in cui versa sono incompatibili con il regime carcerario cui è sottoposto.
Ad avere la posizione e la disponibilità economica che ha Giuliano Ferrara io – al posto suo – avrei detto che Travaglio è un forcaiolo (però, si badi, non lo dico ché ci manca solo di dover lavorar i prossimi anni per pagar le cravatte al tizio) e avrei così chiuso la questione. Ma Ferrara – che è uomo che ama la caciara e non se ne lascia sfuggire una – ha posto in rilievo il fatto che le inaudite sconcezze di Travaglio erano state scritte sul giornale fondato da Gramsci che – ironia della sorte – quando le condizioni carcerarie ebbero aggravato in modo irreversibile la sua malattia, venne scarcerato, per ordine di Benito Mussolini e fatto morire da uomo libero. L’argomento, innegabilmente, c’è anche se – e scusatemi se mi ripeto – io avrei concluso molto più rozzamente la questione: uno nella posizione di Ferrara – io, lo ripeto, non posso farlo – avrebbe dovuto (e sottolineo dovuto) dire semplicemente (ed esplicitamente) che Travaglio è un forcaiolo (oltre a scrivere che «Travaglio é colui che meglio impersona l’immondizia della sinistra radicale» ) .
Dalle colonne dell’Unità, Travaglio ha risposto (o almeno ha provato a farlo) all’argomento di Ferrara ma – ancora una volta – s’è superato in bizzarria giuridica dicendo che Gramsci era recluso per reati politici ovvero per non-reati, mentre Contrada è in carcere per mafia. Sorvoliamo sul fatto che i reati si qualificano per quanto scritto nei codici e non per quello che pensa il tele-giornalista ma – chissà se Travaglio c’ha pensato – per lo stesso verso a questo punto io – ma chiunque potrebbe farlo – potrei controbattere asserendo che il concorso esterno in associazione mafiosa è esso stesso un non-reato. Non lo faccio – ma potrei tranquillamente farlo – ché sarebbe come affermare, in tal caso, che il mio pensiero è più giusto di quello di Travaglio (e anche questo non sarebbe cosa giusta). «Basterebbe ricordare – riporto da Il Foglio – a questi buffoni (all’immondizia della sinistra radicale, ndr) , che quando si trattò di Sofri, versarono fiumi di parole, sullo “Stato che non si deve vendicare e blablabla, davanti alla malattia e blablabla…e poi, Sofri si proclama innocente e blablabla” . Tutte analogie con il caso di Bruno Contrada, ma in questo caso “Chi-se-ne-frega”».

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